A love is finally born

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E niente, non c’è nulla da dire e nemmeno da fare. Quando arriva Venezia a palazzo sono sempre fuochi d’artificio.

Questa, caro popolo vanoliano, è stata una di quelle partite che ti fanno definitivamente capire che questo sport è lo sport più bello del mondo. Gli unici insufficienti sul parquet sono stati quelli colorati di grigio che c’hanno messo proprio del buzzo buono per cercare di rovinare questa partita, non riuscendovi.

Ora dovrei aprire un discorsetto sul livello degli arbitri italiani ma si farebbe davvero natale del 2020; mi limito a dire che se chi di dovere non interviene e pure alla sveltina qui si rischia davvero di rovinare il giocattolino. Punto

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E a capo perchè veniamo alla partita; spettacolare, avvincente, coinvolgente, seducente, affascinante, inebriante, eccitante, elettrizzante. E non era così scontato anche se i precedenti con la Reyer, come detto, autorizzavano siffatto pronostico.

E per mettere in piedi una partita spettacolare, avvincente, coinvolgente, seducente, affascinante, inebriante, eccitante, elettrizzante occorre essere in due. E dato per scontato che la Reyer c’era, c’era pure, anzi molto più di pure, la Vanoli.

Perché la Vanoli di stasera è stata a sua volta spettacolare, avvincente, coinvolgente, seducente, affascinante, inebriante, eccitante, elettrizzante.

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Se vogliamo proprio cercare il primo pelo nell’uovo ci sarebbe stato quel piccolo passaggio a vuoto, come ogni tanto capita a questa squadra, che ha rimesso in pista la Reyer fino ad allora quasi intimidita di fronte al furore biancoblù. Un parziale di 20 a 8 nella seconda metà del secondo quarto non lo si può regalare a nessuno, figuriamoci ad una squadra costruita per giocare campionato e coppa e che si “permette” di sostituire un quasi “insostituibile” Gediminas Orelik (a proposito; giocatore pazzesco che abbiamo nostro malgrado conosciuto nella gara di andata. Scontati gli auguri per un pronto recupero perché il basket ha bisogno di lui, e chissà se…) con un pezzo da novanta come Austin Daye.

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Ma il secondo tempo vanoliano è stato qualcosa di leggendario; il terzo quarto con una difesa da proiettare nelle scuole di minibasket col titolo “come si difende"  si è lasciata Venezia a 13 punti, curiosamente il contrario dei 31 segnati dalla Reyer nel secondo quarto. Peccato, e questo sarebbe il secondo pelo nell’uovo, per qualche canestro di troppo ciccato compreso quell’appoggio da sotto di Drake sulla sirena; avrebbe dato un + 3 alla Vanoli alla fine del terzo quarto e la cosa avrebbe avuto il suo bel perché.

Ma il vero capolavoro di entrambe le squadre è stato l’ultimo e decisivo quarto; anche i grigi, davanti allo spettacolo che stava andando in onda, hanno deciso di ritirarsi nei propri appartamenti e di non combinare più grossi casini perché sarebbe stato un delitto rovinarlo.

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E come capita al solito nelle partite punto a punto, sono gli episodi a decidere; e gli ultimi due minuti ci dicono di una Reyer più “fredda” che non  sbaglia nulla, ma pure di una Vanoli che costringe alla persa Venezia costruendosi la preghiera di Drake Diener per vincere la partita, che purtroppo non è andata. Mancava 1 secondo e 56 centesimi alla sirena finale; trovatemi voi un altro sport che tiene incollati alla sedia ad 1 secondo e 56 centesimi dalla fine. Se lo trovate mi impegno a fare la strada francigena in ginocchio sui ceci.

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Prima di finire la lagna, facendomi violenza perché raramente mi capita di “cronacare” la partita e quindi di parlare giocoforza di singoli, mi tocca citare il nostro lungone. Chi ha la bontà e la santa pazienza di leggere le ciance domenicali e non del Ciranone vostro, sa che non ho risparmiato bordate a Henry Sims; mi faceva, e per certi versi mi fa ancora, rabbia vedere un cristone del genere comportarsi come un tremebondo agnellino sotto le plance, lui che dovrebbe, visto i suoi enormi mezzi fisici, fare letteralmente a fettine chiunque abbia l’ardire di avventurarsi nel pitturato. Bene; stasera sono contentissimo di lanciare una clamoroso peana al nostro ragazzone del Maryland; partita da incorniciare ad un passo dalla tripla doppia (oltre ai 21 punti, 8 rimbalzi e 7 falli subiti), e da incorniciare pure il duello rusticano ingaggiato con uno che in quanto a durezza non è secondo a nessuno, tale Mitchell Watt da Arizona, Iu.Es.Ei. Non solo per il Ciranone vostro, ma pure per le statistiche (26 di valutazione), MVP assoluto della serata.

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Bene, mentre la mia dolce Gigia si sta godendo il dopo partita “bagordando” assieme ai soliti squinternati in un noto locale mentre il suo Giacomino sta “faticando” (oddio faticando, certamente meglio che lavorare in miniera) reclinato sulla tastiera, per finire non posso esimermi dal citare il popolo vanoliano che stasera ha davvero dato il meglio di sé. Soprattutto nell’ultimo e decisivo quarto ha riversato sul parquet autentiche e progressive colate di lava, e non contento, al fischio finale, ha comunque tributato ai regàs una ovazione come gli dei del basket comandano.

E che significa questo? Significa che “a love is finally born”; vero è che gli indizi di un innamoramento spinto per questa squadra c’erano già tutti, e da mò, ma stasera mi sa che è scattata quella molla che ti fa passare il confine dell’amore vero. Il tifoso è un animale istintivo, e capisce a pelle quando una squadra gli entra definitivamente nei suoi villi più reconditi. E stasera credo prorpio che il dado sia stato tratto; questo è il miglior viatico per l’avventura che si va a iniziare tra quattro giorni; e con una squadra così sognare non è una follia, anzi.

E quindi la ti porti un bacione a Firenze, caro popolo vanoliano, e, come sempre, ad maiora.