Tesser e Paulinho: veni, vidi, vici

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Paulinho, alzati e segna!

Dal Vangelo secondo Attilio, 11, 1-53


Veni, vidi, vici
. Sono arrivato, ho visto, ho vinto. La sententia di Cesare fonde assieme, accomuna ed intreccia le storie in grigiorosso della punta e del suo mister. Con modi e tempi diversi.

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Minuto 45. Mokulu crolla a terra. Attorno a lui si crea quella sintonia tra giocatori di entrambe le squadre, quel clima di sospensione delle ostilità che può avere un solo significato. L'infortunio è serio, molto serio. Le espressioni angosciate di Croce e Brighenti, i difensori spezzini a chiamare i soccorsi per primi. Alla Quercia è saltata una radice. La reazione è impressionante: mai un lamento, dal momento del crac all'uscita dal campo in barella, tra gli applausi. Buona fortuna leone

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Per chi suona la campana

Dentro Scappini, ma l'assenza di Mokulu nella ripresa si fa sentire. Priva dei suoi 83 chili per 187 centimetri di testa di ponte per Brighenti e compagni, priva dei suoi chilometri percorsi in pressing e strappi offensivi, la Cremo subisce la risalita dello Spezia pilotata dal carisma del Diablo Granoche. A questa Cremo serve una scossa, un innesto ad alta tensione evolutiva. Tesser agita la campanella. Din din din, Betanin. Paulo Sergio sta uscendo da un fastidioso infortunio, la sua presenza tra i convocati non era affatto scontata. Il mister si volta verso la panchina, occhi negli occhi: Paulinho, alzati e segna! Così fu.

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L'uomo che sussurrava al pallone. Minuto...87. Almici crossa di prima. Paulinho è al centro dell'area, di tre quarti rispetto alla porta, attorniato da uno sciame di avversari, non esiste margine temporale. Un istante dilatato tanto da apparire eterno. O Magico e la palla parlano la stessa lingua, si capiscono e si rispettano. Solo così si può spiegare un controllo inumano per velocità d'esecuzione, un pallone che un pò di punta un pò stinco un pò di ginocchio schizza dritto dritto verso l'alto come un piccolo geyser. Puff. Ma quando O Magico da Caxias do Sul ruota leggermente sulla sinistra con l'eleganza di un fenicottero rosa, carica il salto e calcia al volo con il destro secco come l'acciaio, quel piccolo geyser deflagra in un vulcano attivo. L'eruzione sfonda la rete di Manfredini, il boato pervade uno Zini meravigliosamente incredulo, i grigiorossi sono ruscelli impazziti di lava fiammante che disegnano corse pazze sul terreno di gioco. Dalla Sud si leva un'ultima imponente fumata rossa, che stagliandosi netta sul limpido denso cielo blu disegna un volto e un nome: Attilio Tesser, uomo vero in un calcio finto.

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Sotto la curva, Attilio sotto la curva. La gara è finita da un pezzo quando il mister si riaffaccia sul prato, taglia in diagonale uno spicchio del campo ancora caldo, quasi sfiora la porta benedetta da Scarsella il 6 maggio 2017, pochi mesi ma sembrano una vita fa. Tutti gli occhi, tutte le mani sono per lui in un applauso costante di sottofondo. Con le parole post Palermo il mister non ha difeso solo la squadra. L'arbitro ha mancato di rispetto alla città di Cremona, sono frasi che fanno capire la profondità di una persona. Di un professionista che mette sempre in gioco tutto se stesso, che si sente coinvolto a trecentosessanta gradi in ciò che sta facendo. Che ama il suo lavoro e per questo punta a farlo nel modo migliore possibile sotto ogni aspetto, anche extra-campo.

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Tesser ha ringraziato di cuore, felice di avere lasciato il segno come uomo oltre che allenatore. Oggi Paulinho ci ha messo un pallone e una manciata di minuti per conquistare una vittoria fondamentale in un momento che poteva farsi complicato. Tesser ha centrato la promozione più sofferta della storia grigiorossa al primo colpo, lottando da solo contro il carico di negatività, gli strascichi e i fantasmi di dieci stagioni nere. A modo loro, Veni, vidi, vici vale per entrambi.

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