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Introduzione al Remo Cremonese

Canoa e Canottaggio

L’arte rematoria cremonese non può che risalire alla fondazione della città, quando l’impero romano decise di stabilire un castrum avanzato sulla sponda sinistra del Grande Fiume, sicuramente attraversato con barche a remi. Dal 219 a.c. ciò che era una una necessità vitale per spostare uomini ed armenti si è trasformato in uno sport che molti ancora non conoscono fino in fondo. Capita addirittura che qualcuno confonda il canottaggio con la pratica del kayak. In comune questi due sport hanno solo il mezzo su cui si muovono i natanti spinti dalla forza e dalla tecnica degli atleti che li guidano guardando in direzioni diametralmente opposte.

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Durante una piacevole passeggiata sul lungo Po, a monte del ponte di ferro, chi ha la voglia di soffermarsi ad osservare lo specchio d’acqua può rendersi conto che c’è qualcosa di magnetico che attrae pochi, ma determinati ragazzi a scaricare le proprie energie sul biondo fiume. Questi ragazzi si allenano con assiduità e dedizione infinita in qualsiasi condizione di tempo, sotto la pioggia, contro il vento e durante le rigide giornate invernali.

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A differenza di amici/rivali che hanno la fortuna di allenarsi in bacini artificiali o sulle calme acque di laghi lombardi o del centro Italia, gli allenamenti dei nostri ragazzi sono troppo spesso condizionati dagli elementi naturali. Le piene primaverili ed autunnali comportano la sospensione degli allenamenti in acqua, non tanto per la corrente che sarebbero in grado di affrontare e sconfiggere, quanto per i pericoli costituiti da ceppi e tronchi voluminosi e semisommersi che potrebbero danneggiare le loro fragili imbarcazioni mettendoli in pericolo. A malincuore gli allenamenti vengono dirottati sulla strada, dove si può fare fiato, utile per affrontare gare in cui contano la preparazione anaerobica e quella aerobica.

Il canottaggio è una disciplina completa. Dal punto di vista fisico sviluppa la parte superiore del corpo e gli arti inferiori in modo armonico, senza conferire un aspetto da palestrato. Forza e resistenza sono le parole chiave degli allenamenti.

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Non si può poi trascurare il training mentale. In modo indiretto i giovani praticanti arrivano a forgiare un carattere solido e determinato. Le avversità naturali non deprimono i ragazzi, ma li aiutano a crescere affrontando la vita e gli ostacoli che si presenteranno immancabilmente.

E che dire delle mani sanguinanti? Per quanto i giovani canottieri possano essere allenati, le loro mani possono riempirsi di vesciche, ma guai a mollare! Il giorno successivo tornano sul Po con il sorriso sul volto, dopo aver provato a curare le piaghe con connettivina e cerotti. Sono ben consapevoli che i loro successi devono per forza di cose passare attraverso il dolore e la metodica ed assidua preparazione.

Nel canottaggio non conta il talento innato, ma conta la grinta, la capacità di perfezionare la tecnica e l’Intesa con i compagni di barca, palata dopo palata. Non si lascia nulla al caso: la vittoria può arrivare nell’ultimo metro, anche con meno di un centimetro di vantaggio e la barca arrivare al traguardo con una condotta di gara che necessita anche di astuzia, della capacità di dosare le forze e di osservare gli avversari. Il canottaggio non può essere paragonato ai classici sport di squadra dove il gesto tecnico di uno solo può risolvere il match. Le barche multiple si trasformano in un’imbarcazione sola, si possono mettere sullo stesso natante i migliori singolaristi del mondo, ma se questi non lavorano all’unisono la barca fallisce l’obiettivo. Le barche multiple sono quindi più simili ad un’orchestra: l’errore individuale diventa irrimediabile compromettendo la prova di tutti.

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Si può, quindi, ritenere che il canottaggio sia un sport quasi ingegneristico, e non potrebbe essere diversamente, visto che la dinamica dell’imbarcazione segue le leggi della fisica, o meglio della meccanica razionale. Non credo sia un caso che i ragazzi e le ragazze che praticano questo sport riescano a raggiungere ottimi risultati anche a scuola.

Molti, infatti, sono i ragazzi cremonesi che, a prescindere dai risultati agonistici raggiunti, hanno poi conseguito apprezzabili risultati professionali. È un lungo processo di crescita che solo a pochi darà la gioia di mettere al collo medaglie importanti, ma a tutti darà una forma mentis che pochi sport riescono a dare. Si può iniziare da piccoli, o da più grandicelli, ma prima si comincia prima si stimola anche l’equilibrio indispensabile per governare barche sulle quali un comune atleta di altre discipline non riuscirebbe a restare seduto più di 5 secondi.

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Le società cremonesi portano avanti una tradizione ormai quasi centenaria, visto che i primi titoli della Baldesio risalgono al ventennio fascista. Le quattro società cremonesi, tre della città (Baldesio, Bissolati e Flora) ed una di Casalmaggiore (Eridanea) sono fucine di atleti: Giacomo Gentili e Valentina Rodini sono i migliori atleti italiani ed hanno all’attivo pesanti successi internazionali. Sono i testimonial di una disciplina pulita, con valori sportivi nel senso nobile del termine forse anche perché girano pochi soldi. Chi fa canottaggio lo fa, quindi, per passione, per sé e per la gloria che però sorride a pochi eletti.

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I bambini possono iniziare a gareggiare già ad 11 anni, per poi scalare le varie categorie, allievi B, C, cadetti, ed affacciarsi alle gare di rilievo nazionale nelle categorie superiori, ragazzi, Junior ed under 23. Fino a 22 anni, quindi, chi fa canottaggio è sicuro di sedersi su una barca e di non dissipare il proprie tempo oziando su una panchina. I più dotati poi potranno realizzare i propri sogni sportivi entrando nella squadra olimpica, ma chiunque può continuare a remare a qualsiasi età entrando a 27 anni nella categoria master.

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