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Federico Medagliani, un moto perpetuo innamorato del basket

Basket
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Avete presente il Blue Tornado a Gardaland? Siete seduti su un seggiolino, ben assicurati grazie alle protezioni, la giostra si muove ed inizia a salire. Lentamente, molto lentamente, arriva in cima e si ferma. Giusto il tempo di un respiro e via, si parte a velocità supersonica si gira vorticosamente in orizzontale ed in verticale, giri della morte, ostacoli sfiorati, adrenalina pura, non capisci dove sei, non capisci quando finirà, non capisci niente di niente ma è tutto bellissimo, ridi, urli, ridi di nuovo, perdi la cognizione di tempo e spazio, ma è divertimento puro.
Parlare con Meda è esattamente la stessa cosa.

Speaker del Torneo

Parti dal basket ed arrivi a spaziare su mille altri argomenti, storie ed aneddoti divertentissimi, un velo di dolore quando escono ricordi che fanno sempre un po’ male, battute in serie, risate spontanee, riflessioni profonde, ma soprattutto un’ondata di entusiasmo che ti travolge, ti conquista e ti scalda il cuore.
Meda lo conosciamo tutti, è l’anima del Memorial Robi Telli, del Tanta Robba Festival, del Cremunich e chi più ne ha più ne metta perché lui è energia, è creatività, è movimento, è passione, è amore, è allegria, è un moto perpetuo “sì, ammetto che dormire mi fa abbastanza schifo”.

Arriva al basket grazie al papà, e noi tutti in coro ringraziamo papà, cos’avremmo fatto senza di lui?
Mio padre era un grandissimo appassionato di basket, guardava tantissime partite ed ha iniziato a portarmi con lui quando avevo due o tre anni: ho visto di tutto, Spondi, Juvi, Sas, Floris, partite orrende di promozione eppure ai miei occhi di bambino tutto sembrava enorme e bellissimo, i giocatori erano clamorosi, era tutto affascinante. A sei anni, complice il fatto che mio fratello maggiore giocava nella Sas e mia mamma non sapeva più come fare a gestire la mia lievissima esuberanza, ho iniziato anch’io il minibasket, ero il più piccolino di tutti ma mi sono appassionato subito e non ho più abbandonato il parquet”.

La Floris 1996, Meda in basso a destra in borghese perchè infortunato

Alla Sas fa tutta la trafila del minibasket finché, a quattordici anni, arriva la chiamata della Floris “volevano fare una squadra forte, allenata da Davide Rossi. Mi sono trovato in squadra con Zova, Gine, Mike, ovvero praticamente tutto lo stesso branco che oggi definisco i miei migliori amici, quelli che sono stati i miei testimoni di nozze e padrini di mio figlio; ad oggi nella squadra del Fadigati Mike è il coach, io e Gine siamo assistenti/dirigenti, Zova è il capitano… insomma, nel 2020 siamo ancora quelli della Floris del 1996”.

Quella Floris che arrivò alla serie D con tanto di promozione in C2, a testimonianza della bontà del progetto; ad un certo punto però, Meda sente il bisogno di un cambiamento “vado a Verola, in C2, sono rimasto due anni ed è stata una bellissima esperienza, ho trovato persone davvero valide. Ero stufo di giocare al sabato sera ed allenarmi il venerdì quindi ho scelto una squadra che giocasse il venerdì e mi lasciasse libero il sabato, così potevo finalmente andare a fare snowboard, rischiando ovviamente di farmi del male ogni santo weekend”.
D’altronde si sa, le motivazioni serie sono alla base di tutto.

Un'azione in maglia Verola - Foto canecaccia.com

Chiusa quell’esperienza “parlo più o meno con tutte le squadre del territorio, onestamente non ho mai giocato per soldi quindi non me ne importava nulla, l’importante per me era trovare gente che sposasse il mio tipo di pallacanestro, io in allenamento ed in partita ho sempre dato tutto senza mollare mai un centimetro e so che questo è sempre stato apprezzato. Opto per Casalmaggiore con coach Vencato (ora alla Sanse, ndr), due anni bellissimi, anche se ogni volta che mi capita di andarci mi chiedo cosa accidenti mi era venuto in mente di farmi tutta quella strada! Il fatto è che le altre squadre mi avevano chiamato a parlare nella loro sede sociale, tutto molto serio e professionale, loro invece mi avevano offerto un aperitivo lunghissimo in cui avevamo bevuto parecchie bottiglie e mangiato tantissimo fritto misto, io ero tornato a casa decisamente sbronzo ed ho detto ‘quella è la mia squadra’! E poi si giocava sempre di venerdì…”!
Ah le scelte quelle belle e ponderate…

Un'istantanea di Casalmaggiore

Meda però, seriamente, che tipo di giocatore eri? “beh mi vanto di essere l’unico esterno che non aveva il tiro da fuori, tiravo male i liberi ed onestamente non saltavo niente; nonostante questo ho lasciato buoni ricordi in molte persone, questo è quello che mi fa davvero piacere”.
Insomma, della serie ‘non sono bello ma piaccio’. (nel frattempo ho eliminato l’avverbio ‘seriamente’ dal vocabolario utilizzabile per questa intervista, abbiamo capito che non siamo credibili).

La formazione della Juvi nell'anno della rinascita

Arriviamo all’anno della Juvi “erano anni che tra noi amici ci trovavamo dicendoci ‘dai quest’anno facciamo una squadra che spacca’ e quell’anno l’avevamo fatta davvero, eravamo noi del vecchio gruppo della Floris più alcuni ragazzi reclutati al torneo. Dovevamo giocare per il Cral dell’ospedale, poi arriva la notizia che Mattia Barcella sta cercando di rimettere in piedi la Juvi, ci incontriamo e la cosa si fa. In sostanza eravamo partiti con l’idea di fare una squadra di amici, pensando solo a divertirci ed organizzare cene, il classico ‘zero sbatti’ ed invece ci siamo trovati con tanta pressione ed una tensione che non eravamo pronti a gestire; alla fine però è stata una stagione pazzesca, è stato bello avere la vicinanza dei tifosi, ci hanno sempre sostenuto soprattutto nel momento di maggiore difficoltà, da cui siamo usciti proprio grazie alla loro spinta”.

Memorial Barcella 2019

In mezzo a tutti questi anni di basket, la costante è proprio il gruppo di amici, gli amici di Robi, come tutti li conosciamo “Robi l’ho conosciuto da bambino, al campetto di via dei classici, io arrivavo con mio fratello ed i suoi amici ma, essendo io e Robi i più piccoli, dovevamo sempre stare a bordocampo, aspettando che i grandi ci permettessero di entrare a giocare con loro. La nostra amicizia è nata lì, piano piano ci siamo conquistati il posto, abbiamo passato su quel campetto tutte le nostre estati e siamo diventati inseparabili; avevamo un anno di differenza ma facevamo tutto insieme, andavamo alla stessa scuola, tutte le mattine lui mi caricava sul suo scooter ed entravamo a scuola insieme, ci somigliavamo anche fisicamente e tanti ci scambiavano per fratelli. Abbiamo passato tantissimo tempo in coppia, andare in giro con lui era un’avventura perché lui conosceva tutti, ma tutti davvero; per fare due metri a piedi ci si metteva mezz’ora perché lui si fermava a salutare e fare due chiacchiere con chiunque, qualche volta l’ho anche piantato in giro perché non ne potevo più… tanto vuoi che non trovasse un passaggio per tornare a casa”?
Fratelli anche in questo visto che in un’ora di chiacchierata Meda avrà salutato una quindicina di persone!

La Tanta Robba Crew in versione estiva

Il destino poi lo sappiamo, ci ha messo spalle al muro portando via Robi in quel maledetto 9 gennaio 2008 e stravolgendo la vita a tutti “ovviamente è stata la sberla più grossa che io abbia mai preso nella mia esistenza. Era appena tornato dall’Australia, aveva appena preso casa, aveva mille progetti ed idee in testa, carico di vita ed allegria come sempre; ricordo ogni momento, ogni attimo, ogni volto di quella settimana, lì è nata questa sorta di ‘branco’ di amici, per mesi abbiamo praticamente convissuto, siamo stati insieme ogni santo giorno per aiutarci a vicenda a superare il dolore. Alla fine siamo sopravvissuti, insieme, ma la morte di Robi mi ha segnato davvero molto”.

Lo racconta comunque con un abbozzo di sorriso, per provare a mascherare il dolore per una ferita che non si chiuderà mai; sono passati anni, i ricordi sono nitidissimi e non se ne andranno mai, ma dall’altra parte c’è l’enorme dolcezza nel ricordare un rapporto meraviglioso con una persona amata da tutti e le vere e proprie risate nel tirare fuori un’infinità di aneddoti e momenti vissuti insieme.

Con il capitano della nazionale, Gigi Datome

Nello stesso anno arriva la prima edizione del torneo “è stata davvero una casualità, mio fratello lavorava in una cooperativa che collaborava con il comune di Cremona, si sparge la voce che il comune stesso volesse creare un evento ‘street’ che comprendesse un torneo di basket e noi eravamo decisamente esperti in materia perché erano anni che giravamo per tutti i tornei 3vs3 possibili ed immaginabili. Da lì la decisione di buttarci in questa avventura e naturalmente di dedicare l’evento alla memoria di Robi: l’idea era semplicemente fare un pomeriggio all’insegna del basket ed è partito subito molto forte perché lui aveva davvero una quantità di conoscenze impressionante, c’era tutta la famiglia cestistica cremonese e non solo. Alla fine quello che manca di Robi è la quotidianità, il poter passare del tempo con lui; la sua morte ci ha insegnato che purtroppo di tempo ne abbiamo poco ed è meglio non sprecarlo, quindi il senso dell’evento è proprio quello di ritrovarci tra amici, condividere il nostro tempo, conoscere persone nuove il tutto con il basket che ha un ruolo centrale ed assume anche una valenza sociale.
La nostra più grande vittoria è aver creato un gruppo di persone che hanno voglia di impegnare il proprio tempo per portare avanti i nostri progetti, condividendo i nostri ideali; tante di queste persone non sanno chi sia Robi, non l’hanno mai visto, altri non hanno mai toccato una palla da basket in vita loro, eppure partecipano con passione. Questo significa che siamo riusciti a trasmettere il suo entusiasmo, il suo modo di vedere la vita: nessuno sa dov’è, nessuno sa se ci vede, ma so per certo che abbiamo interpretato al meglio il suo modo di essere, ne siamo orgogliosi e lo sarebbe anche lui”.

Meda in azione nell'unica partita mai giocata al Memorial Robi Telli

Dal 2008 ad oggi il torneo si è evoluto, è cresciuto, è diventato un vero e proprio evento, per Cremona probabilmente il clou dell’estate “siamo molto critici e cerchiamo sempre di migliorarci capendo cosa non va o cosa potrebbe essere fatto meglio; ammetto che spesso e volentieri la colpa delle idee folli è mia, sono molto curioso, mi piace parlare con le persone, leggere, guardare cosa fanno gli altri e reinterpretare ciò che vedo. Ovviamente il vantaggio è che siamo in tanti e parliamo moltissimo tra noi quindi saltano fuori idee, spunti, punti di vista, chiavi di lettura diverse… di default amiamo sperimentare nuove idee, poi se non vanno bene sappiamo tranquillamente fare un passo indietro. Se devo sognare mi piacerebbe passare da evento cestistico ad evento sportivo, ovvero provare a coinvolgere altri sport come calcio o beach volley, o in generale altre attività sempre con gli stessi valori di fondo, cioè aggregazione ed amicizia”.
Ricordate come l’ho definito in apertura? Il Blue Tornado, per la sua capacità di travolgere e coinvolgere chiunque.

Un altro paragone calzante che mi era venuto in mente era quello con Edi, la leggendaria lampadina aiutante di Archimede nei fumetti di Topolino; ogni volta che aveva un’idea Edi si accendeva, più o meno come Meda si illumina quando parla delle sue grandi pensate “il problema è che quando mi vengono delle idee strampalate non solo nessuno mi ferma ma anzi, mi danno pure corda”!

La versione Cremunich

Ovviamente l’idea più geniale tra le idee geniali è la nascita del Tanta Robba Festival “qui occorre un prequel: a Voltido ho una cascina in cui abbiamo sempre fatto feste che all’inizio erano grigliate per venti persone, che poi sono diventate ottanta, poi duecento fino ad un picco di seicento! In buona sostanza eravamo un gruppo di amici che si distruggeva cucinando e preparando cocktail solo per il gusto di far divertire gli altri e nel 2020 siamo ancora gli stessi! Quello che succedeva a quelle feste era qualcosa di stupendo tra sbronze colossali, tradimenti in stile Beautiful, coppie che nascevano… uno spettacolo”!
Quasi quasi l’anno prossimo cambio genere e faccio una rubrica settimanale dedicata alle feste a Voltido da Meda…

Backstage di un calendario benefico a favore di Arco Onlus

Tanto per cambiare stiamo divagando, torniamo al Tanta Robba “sì ecco intendevo che insomma, la mano su certi tipi di evento ce l’avevamo quindi ci lanciamo nell’organizzazione del Festival ed oggettivamente va benissimo”.
Ma come l’hanno scelta la location? E qui, per la rubrica ‘idee furbe e dove trovarle’ (ora mi segno pure questa come rubrica, si sa mai che rimango disoccupata) ecco che Edi-Meda si illumina: “un giorno stavo facendo una passeggiata in zona Po, mi cade l’occhio sulle Colonie Padane, ridotte veramente male tra erbacce, fango… ehi raga voglio andare lì!! Ci siamo informati ed una volta assolti i problemi burocratici abbiamo dato il via ai lavori: weekend su weekend a strappare erbacce, tagliare l’erba, vangare, fare disinfestazioni, tutto con le nostre mani. Lo so, lo so, non siamo normali (scoppiamo a ridere, ndr) ma abbiamo ridato vita alle Colonie Padane”.

Con la squadra di Baskin del Boschetto in compagnia di Daniel Hackett

Viaggiando nell’universo di Meda non si può non finire a parlare di baskin, un altro dei suoi grandi amori “il baskin è un’idea straordinaria, ovviamente il fatto che sia attinente al basket ai miei occhi la rende ancora più bella, ma è esattamente lo specchio di ciò che la società dovrebbe essere, tradotto in 28 metri di campo. Ti approcci sempre con l’idea di fare volontariato ma in realtà questo sport è un insegnamento di vita clamoroso: ho avuto la fortuna di allenare un gruppo di ragazzi meravigliosi al Boschetto, mi hanno insegnato a dare peso alle cose grazie alla potenza dei loro sorrisi, da ogni allenamento uscivo sempre più ricco, migliorato sotto tanti aspetti ed è una cosa davvero stupenda. Purtroppo tra lavoro ed altri progetti ho dovuto smettere di allenare ma pur di non lasciare il baskin mi sono messo a fare l’arbitro ed alle finali nazionali anche il commentatore televisivo”.
Ora capite perché l’ho definito moto perpetuo?

L'arbitro Meda

Abbiamo parlato di universo ed ovviamente non possiamo non arrivare al centro, al sole, al punto fermo: Daniela, la moglie (santa subito) “stiamo insieme da una vita, un giorno durante i mondiali di basket, torno a casa e la trovo letteralmente in estasi davanti alla tv a guardare partite assurde in cui non era impegnata l’Italia: in quel momento ho capito davvero che dovevo sposarla! Scherzi a parte avere la sua fiducia ed il suo sostegno è fondamentale, non potrei fare nulla di quello che faccio se non avessi serenità a casa”.

Serenità completata da un tornado di tre anni e mezzo, biondissimo, ricciolissimo, esuberantissimo (chissà da chi avrà preso?!?) “io giuro che non lo sto forzando a fare basket però alla fine siamo sempre in palestre o campetti quindi si è inevitabilmente appassionato. Il bello è che vuole fare tutto quello che fanno i grandi, l’altra sera ad una partita del Fadigati mi ha aiutato a preparare il campo ed a portare l’acqua agli avversari; poi si è impossessato del microfono ed ha iniziato ad incitare tutti, lanciando anche l’urlo finale per festeggiare la vittoria”!
Ripetiamo insieme: Daniela santa subito. Soprattutto perché a Giugno arriva il secondo figlio, maschio anche lui; ho la vaga impressione che nascerà già con la palla da basket in mano…

Con il piccolo Chris sul parquet del PalaRadi

La corsa sul Blue Tornado è terminata ma prima dei saluti c’è spazio per un’ultima, bellissima, dichiarazione d’amore al basket “il basket ha contaminato la mia vita in tutto e per tutto, mi ha insegnato a stare in gruppo, a lavorare e fare sacrifici per raggiungere un obiettivo, che non è mai personale ma sempre di squadra e mi ha regalato amicizie che durano da una vita. Più in generale credo che lo sport sia fondamentale per la crescita di una persona, perché rende tutti migliori sotto molti punti di vista. Per tutto questo sono e sarò sempre grato al basket”.

Mi incammino verso casa con quella sensazione di leggerezza ed euforia che solo le grandi scariche di adrenalina sanno dare: in fondo sono appena scesa dal Blue Tornado.

 
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