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Simone Pedrini, il bimbo impaziente divenuto maestoso leone icona dell’amore puro

Basket

Ormai avete capito che il basket per me è emozione, è amore, è sentimento, per questo fin da quando ho iniziato questa rubrica sapevo dove avrei finito: qui, dall’uomo che è l’emblema dell’amore per il basket.

Simone Pedrini è un lottatore, uno che non si arrende mai, che non ci sta a perdere “beh vincere non è importante, è l’unica cosa che conta, l’hai già sentita questa vero?”, uno che come soprannome ha ‘toro scatenato’ ma per me è e sarà sempre un leone.
Perché lui è maestoso, regale, sa aspettare il suo momento ed azzannare la partita in maniera letale, non arretra quando il momento è difficile, protegge il suo branco e ruggisce, spesso dopo qualche bomba di importanza capitale, quelle che alla sottoscritta fanno perdere il senno, il controllo e soprattutto la voce.
Non mi abituerò mai a quanto fuori dal parquet mi sembri ancora più alto, a quanto il mio piedino numero trentasei scompaia accanto al suo quarantasette, a quanto le sue mani da vicino siano così tanto più grandi delle mie; allo stesso modo non credo riuscirò mai a descrivere quanto è bello il suo sorriso e quanto amore emana quando parla di basket.

Una grintosa esultanza

Pedro è la coperta calda che ti avvolge quando fuori fa freddo, è il porto sicuro quando il mare è in burrasca, è la quercia maestosa a bordo strada, che ogni giorno è sempre lì, ogni anno è sempre lì; Pedro è la solidità, la sicurezza, la certezza, Pedro è colui che quando si lega è per sempre, Pedro è la lealtà.

Non è uno che parla tanto, o meglio così si dipinge lui, in realtà parla eccome; semplicemente Pedro (eh niente non ce la faccio a chiamarlo Simone, chiedo sempre scusa ai genitori) è uno senza fronzoli, pacato ma deciso, e le idee chiarissime le aveva fin da bambino.
Ho iniziato a fare i corsi di minibasket qui a Castelleone perché lo praticava anche mio fratello, più grande di me di due anni, sotto la guida di Angelo Bocchiola, una vera e propria istituzione del mio paese, ancora oggi quando ci vediamo parliamo tanto di quando ero piccolo. Il primo impatto è stato più che positivo, mi è piaciuto subito, da bambini si fanno tanti esercizi sia relativi al basket, sia simili per avvicinarti al gioco e per vedere anche il livello di coordinazione; ebbene a me piacevano tutti e mi venivano anche con facilità, mi divertivo davvero molto. In buona sostanza mi sono innamorato subito, quando tornavo da scuola mangiavo e poi continuavo a fissare impaziente l’orologio in attesa che arrivassero le 16 per poter correre in palestra: mentre i miei amichetti provavano anche altri sport e spesso viravano sul calcio, io restavo fisso sul basket, non ho mai sentito la necessità di provare nient’altro”.
Ricordate? Pedro quando si lega è per sempre.

Un baby Pedro summer edition

Tutti gli anni del minibasket li ho fatti a Castelleone, poi mi sono trasferito a Soresina, al Gruppo Triboldi Basket per iniziare con l’Under13 tutto il percorso delle giovanili; tutti i miei amici per non spostarsi avevano smesso e cambiato sport, io mi sono trovato da solo ma non era un problema, a me il basket continuava a piacere tantissimo quindi ero ben felice di proseguire la mia avventura”.

A sedici anni il primo momento importante della sua carriera “nell’under16 mi allenava Malacart, che sedeva anche sulla panchina di Orzinuovi in serie D e, visto che avevano problemi di infortuni nel mio ruolo, ha deciso di farmi allenare anche con loro in doppio tesseramento; sono partito come under ed alla fine sono riuscito anche a ritagliarmi un po’ di spazio in un campionato senior. Mi è piaciuto molto misurarmi con un ambiente nuovo, in cui non conoscevo nessuno, dove appena sbagliavi qualcosa erano legnate (una volta era così), ma che mi ha permesso di scoprire un sistema di gioco completamente diverso e di toccare con mano anche l’enorme differenza fisica; ero sì alto ma venivo spostato tranquillamente anche da gente più bassa di me. È stata un’esperienza che mi ha fatto maturare molto, soprattutto a livello di testa”.

Da bimbo in maglia 14 a Castelleone

Qualche anno dopo, ecco che le strade tra lui e Malacart si intrecciano di nuovo “ero sempre in doppio tesseramento, facevo l’under20 con il Gruppo Triboldi, allenato da coach Eliantonio, e poi avevo scelto Gussago, in C2, proprio per ritrovare Malacart come allenatore. In realtà l’annata andò male, arrivò la retrocessione, figlia del fatto che eravamo un gruppo di giovani con poca esperienza; vincemmo solo due partite in tutta la stagione, andata e ritorno contro… Pizzighettone”!
Non male come biglietto da visita visto che quell’estate finì proprio a fare un provino a Pizzi!

“Lasciati cullare dall'idea che è stato il destino a trovare la via di due cammini diversi che visti dall'alto poi erano i nostri” cantava Eros Ramazzotti, in quel meraviglioso inno all’amore che si intitola ‘Sei un pensiero speciale’; ed il destino ha trovato la via per legare due cammini diversi, quello di Pedro e quello del Pizzi, in un rapporto semplicemente indissolubile.

Un momento di intesa con Roberti, tanti anni fa

Venni scelto insieme a Roberti, i primi due anni furono in C2, il secondo arrivammo ai playoff ma fummo eliminati; l’anno successivo, grazie ad un ripescaggio, approdammo in C Gold ma pagammo l’inesperienza sotto tutti i punti di vista e non fu una stagione da tramandare ai posteri. Quel campionato però portò in dote la chiamata di Cavriago, nostra avversaria in campionato; la cosa onestamente mi spiazzò parecchio, a Pizzi stavo benissimo ma loro mi fecero una corte serrata, mi avevano invitato ad alcuni tornei estivi a Reggio Emilia, mi volevano fortemente ed alla fine ho detto sì. Avevo finito la triennale e mi ero iscritto alla specialistica, andando là non avrei potuto seguire le lezioni ma mettendo tutto sul piatto della bilancia ho deciso di farlo per me, per crescere ulteriormente sotto tutti i punti di vista; lasciare Pizzighettone però è stato difficilissimo, quando ho fatto la mia scelta ho passato un’intera serata in lacrime al telefono con il Gianna”.

Il Gianna all’anagrafe è Giannenrico Spoldi, vicepresidente del Basket Team Pizzighettone, una delle persone a cui il Pedro è più legato “andavo spesso con lui ed il nostro ex preparatore a fare l’aperitivo alla domenica mattina, era così light che quando rientravo a casa mia mamma si arrabbiava sempre perché non avevo più fame”!

Un acrobatico canestro

Si consuma così l’addio a Pizzi, anzi no, ho sbagliato termine perché Pedro quando si lega è per sempre; “Lasciati andare all'idea che niente e nessuno ci porterà via questo incredibile amore che insegue le stelle e rinasce col sole” canta ancora Eros e Pedro a quell’idea si è lasciato andare eccome “ho sempre saputo che prima o poi sarei tornato, Pizzi è qualcosa che va oltre al basket, quando stai così bene sai che sei legato”.
A doppio filo. Per sempre.

Arriva quindi il momento di approdare a Cavriago, squadra retrocessa dalla B due stagioni prima e vogliosa di riscattarsi dopo un anno complicato in C “la squadra era buona, l’obiettivo era fare un buon campionato con un occhio ai playoff, c’erano squadroni allestiti chiaramente per salire visto che all’epoca c’era ancora la promozione diretta per chi arrivava primo in regular season; noi avevamo un fenomeno di nome Simone Cervi, di gran lunga il miglior giocatore che io abbia avuto in squadra, un talento purissimo. Nessuno si aspettava che potessimo fare un campionato di vertice ed invece è esattamente ciò che successe; a metà del girone di ritorno, quando iniziavamo ad essere consapevoli che avremmo potuto fare un’impresa, la società ci disse ‘se vincete il campionato vi paghiamo una vacanza di squadra a Formentera’, noi ovviamente ultra carichi vinciamo ottenendo la promozione in B ma il nostro premio non si concretizza, degli sponsor si erano tirati indietro e quindi niente Formentera. Che delusione”!

In maglia Cavriago in coppa Italia, ricordo della premiazione con Dino Meneghin

Un’altra bellissima esperienza che ho potuto vivere in quella stagione è stata la Coppa Italia; i primi classificati di ogni girone di C quell’anno si trovavano a Foligno per giocarsi la Coppa con il classico tabellone quarti-semifinali-finale, noi arrivammo fino in finale che però perdemmo contro Capo D’Orlando. Al termine della stagione, per motivi di budget, il mio contratto non è stato rinnovato, ci ero rimasto male ma ho compreso le motivazioni della società”.

Foto di squadra a Tortona, riconoscerlo è abbastanza facile!

Da lì il trasferimento a Tortona, sempre in C “avevano allestito uno squadrone con l’obiettivo dichiarato di vincere ma purtroppo perdemmo in semifinale e fu una delusione enorme, sia per noi che per l’ambiente, là il basket è molto sentito, la gente è davvero coinvolta, nel bene e nel male perché questo può creare pressione ma a me piaceva come ambiente”, la laurea in estate e l’ingresso nel mondo del lavoro “ho studiato con l’obiettivo di iniziare a lavorare, non ho mai pensato di poter vivere di basket. Il primo impiego che ho trovato era a Crema quindi ho scelto di accasarmi di nuovo ad Orzinuovi; il primo anno, da neopromossi, arrivammo fino ai playoff mentre il secondo anno la società aveva rinnovato la squadra facendo investimenti importanti. Probabilmente si erano create molte aspettative ma la stagione iniziò male; a settembre venne a mancare Nicola Masè, che aveva giocato con noi l’anno precedente, avevo un ottimo rapporto con lui e fu una botta pesante mentre in campo la partenza era stata complicata, con un eloquente 1-4. La società decise subito per il cambio di allenatore, arrivò Eliantonio e con lui la stagione arrivò alla svolta: riuscimmo ad ingranare ed arrivammo alla tanto sognata promozione in serie B. Quella sera festeggiammo a lungo tra di noi, peccato che poi il giorno dopo dovevo andare a lavorare… immagina in che condizioni! Più avanti poi venne organizzata la vera e propria festa promozione in piazza con tutti i tifosi, un momento davvero bello”.

La gioia per la promozione ad Orzinuovi

Seconda promozione, seconda serie B sfiorata: “per la serie B la società voleva fare una squadra di professionisti, era chiaro che io con il lavoro non ci sarei stato dentro e quindi le strade si sono separate; un pizzico di delusione c’è sempre in questi momenti, ma la scelta della dirigenza era più che legittima, l’ho compresa e rispettata”.

Era giunto il momento.
Il momento di mettere in pratica ciò che aveva sempre saputo.
“Un incontro di sguardi, un respiro profondo, poi lasciarsi portare dal vento” ed il vento soffia caldo e rassicurante verso la destinazione finale: Pizzighettone.
Sono tornato a casa. Ritrovavo Marco e Pablo (Roberti e Comparelli), sapevo benissimo dove stavo andando e non mi è minimamente pesato scendere in C2. Pizzi, inteso come ‘mondo Pizzi’ c’è sempre stato, amici e dirigenti sono sempre venuti a vedermi, qui ci sono legami saldi, ci si cerca oltre il campo da basket, c’è un modo di stare insieme che è unico: grigliate, cene dai dirigenti, si sta in compagnia con un rapporto che va ben oltre il classico atleta-dirigente. Pizzighettone non è solo una società, è una rete di amici”.

Un conciliabolo in campo con Casali

Per dirla con parole di Eros, tra Pedro e Pizzi c’è “un’alchimia naturale, che rende perfetto anche un giorno normale”.
Da quando sono tornato non ho mai più sentito l’esigenza di andare via, non potrei giocare altrove, non mi sentirei in pace con me stesso; qui faccio ciò che più amo, ho il mio lavoro, gli amici e la fidanzata, cosa volere di più”?
Già la fidanzata, Sara, che lo segue da tanti anni, testimone di tutte le sue imprese, delle cadute, delle delusioni e delle gioie più grandi; Pedro abbassa la voce, come fa sempre quando parla di qualcosa o qualcuno che va a toccargli le corde dell’anima: “mi ritengo davvero fortunato, Sara è appassionatissima, segue la pallacanestro e le piace, è sempre coinvolta in quello che faccio ma soprattutto è intelligente, ha capito quanto è importante il basket per me o meglio, lei sa che senza basket, come in questo periodo, sono letteralmente perso”.

Un bellissimo abbraccio con la sua Sara

Ha citato gli amici, nel corso degli anni ci sono stati tanti compagni con cui si è creato un bel legame, ma uno spicca su tutti, il suo gemello diverso ovvero Marco Roberti.
Conosciuti quando erano entrambi due sbarbatelli, in tutti i sensi, non si sono più separati, anche quando Pedro ha cambiato canotta per quattro stagioni “il nostro rapporto è sempre stato saldissimo, non ci siamo mai persi, andando via avevo paura di perdere quella confidenza che c’era tra noi invece lui è davvero un ragazzo intelligente e la nostra amicizia ha continuato a crescere. Abbiamo fatto milioni di viaggi insieme, lui arrivava da Lodi, passava da me a Castelleone ed insieme poi andavamo ad allenarci; insieme abbiamo vissuto tante vicende personali e quando mi ha detto che voleva smettere gli ho rotto le scatole in tutti i modi, forse anche in maniera un po’ egoistica perché sto così bene con lui che non riuscivo a pensare di non vederlo più tutti i giorni. Quando poi ho capito che era deciso ho smesso di insistere, sarei stato davvero troppo egoista; da lui ho ereditato un ruolo che forse non era del tutto adatto a me e lui mi è mancato tanto, sotto tutti i punti di vista, come amico, compagno, figura di riferimento… dai obiettivamente come fai a non amare Marco”?
Sorride Pedro, sdrammatizza per nascondere il velo di commozione che gli è passato sugli occhi nel ricordare la lunga amicizia che li lega; ed oggettivamente, come fai a non amare anche Pedro?!

Foto a sorpresa durante l'ultima cena di Natale in casa Pizzi

Dal suo ritorno a casa Pedro può vantare una promozione dalla C Silver alla C Gold e tanti anni di playoff, con la “maledizione” della costante uscita al primo turno; due stagioni fa però ecco l’arrivo di Massimo Giubertoni, colui che fin da subito dichiarò di voler portare il numero degli allenamenti settimanali da tre a quattro scatenando l’entusiasmo proprio di Simone Pedrini.

Il discorso non è meramente di quanti allenamenti fai, ma di come li fai, dietro ci deve essere un filo logico, un sistema di preparazione che colleghi un allenamento all’altro, il tutto finalizzato ad un obiettivo. Io sono uno molto competitivo e quando Giube è arrivato ho visto in lui la stessa mentalità, per questo ero felice; lui arrivava dalla B, dalla scuola Crotti con un’impostazione di un certo tipo, con un metodo ben chiaro in testa e questo mi è piaciuto subito. Il suo arrivo ha fatto un gran bene al gruppo, ha dato una svolta sotto tutti i punti di vista ed è cambiato anche il nostro atteggiamento in allenamento, tutti abbiamo acquisito ancora più consapevolezza”.

Una fase di gioco della scorsa stagione

Una stagione esaltante, partita relativamente in sordina, con la conferma dello zoccolo duro e l’innesto di due giovani, Lazar Lugic, classe 1998, e Fabio Montanari, classe 2001; sulla carta quindi due buoni colpi ma nulla che facesse presagire il campionato pazzesco che poi è venuto fuori “ad inizio anno ovviamente non avrei mai pensato che potessimo arrivare a giocarci la finale, poi vista la regular season che abbiamo giocato era quasi un atto dovuto. Spiace per come è andata abbiamo pagato tantissimo l’assenza di Montanari che con la sua freschezza atletica e potenza fisica spaccava le partite entrando dalla panchina. Per me la delusione è stata doppia perché in caso di promozione finalmente avrei avuto la possibilità di giocare la serie B, perché con Pizzi so che sarei rimasto; è un cruccio che mi porterò dentro ma allo stesso tempo è anche uno stimolo per continuare a dare il massimo e provare a fare meglio. Un ulteriore stimolo mi arriva da questa stagione, interrotta quando noi eravamo in un momento difficile, non eravamo noi ed io non vedo l’ora di tornare in campo per mostrare a tutti qual è il vero Pizzi”.

In versione uomo volante quest'anno contro la Bocconi

Eccolo il leone capobranco, in tutta la sua fierezza, con gli occhi scintillanti e quella fame di basket che arde come brace sotto le ceneri; trentaquattro primavere “mamma mia, l’estate scorsa in palestra ho chiesto a Semeraro quanti anni avesse, sedici mi ha risposto. Bene, ne ho il doppio. Aiuto, come sono vecchio!” e lo stesso entusiasmo di quel bambino che fissava impaziente l’orologio in attesa dell’allenamento “forse l’entusiasmo è anche aumentato perché all’inizio il basket è puro gioco, poi crescendo aumenta la consapevolezza. Il basket mi ha dato tanto, ho imparato ad organizzarmi con lo studio in mezzo a due allenamenti al giorno, sia da ragazzino sia all’università; gioco di squadra significa anche relazioni, impari a stare con gli altri, a convivere con caratteri diversi ed a capire qual è il tuo ruolo all’interno di un gruppo e queste sono cose importanti per lo sport, per il lavoro e per la vita in generale.
Quando tanti mollavano lo sport io sono andato avanti perché mi piaceva davvero, certo rinunciare agli amici per gli allenamenti a volte è stato difficile ma crescendo pensi sempre meno ai sacrifici e sempre più ai benefici che hai; se faccio una scelta la porto avanti e non mollo, se fallisco, fallisco alla fine, non durante.
Smetterò solo quando la mia schiena mi dirà basta, rimpianti non ne ho, rifarei dall’inizio alla fine tutto quello che ho fatto”.

La promozione dalla C Silver alla C Gold con Pizzi

Sorride Pedro ed io con lui.
Avevamo iniziato l’intervista con un “chiedimi qualcosa tu, io non so cosa dire”, beh guardate un po’ quante cose mi ha detto quello che si dipinge come uno che parla poco, quello che ama questo gioco di un amore così puro che a tratti mi ha davvero commosso.

Pedro è una persona speciale, sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato lui a chiudere il mio cerchio, perché lui incarna al meglio il mio ideale di basket, quel basket ‘minors’ che è ancora passione e riconoscenza, legami e bandiere, rapporti e persone, appartenenza e rispetto.
Come ho scritto all’inizio lui è il porto sicuro quando il mare è in burrasca, o, come dice Eros “dietro ai tuoi occhi c'è un'anima grande che vibra di pura energia e sospinge lasciandomi dentro un calore che adesso non va più via…
Sei un pensiero speciale, emozione e colore, sei una notte orientale, la mia isola nel mare”.

Grazie Pedro. Grazie basket.

 
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