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Di una prova di maturità e dell’ennesima possibile prima volta

Vanoli
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Inizierei per una volta da chi ci stava di fronte; sarà un refrain abusato, ma mai come stavolta è appropriato: Pistoia non merita la classifica che ha. Magari si è dimostrata un brutto cliente grazie anche ai due innesti da novanta arrivati in settimana (Tony Mitchell e Jake Odum) ma ci sarebbe da dire che i due tipastri non hanno sostituito due saltafossi ma due che danno comunque e da mò del tu alla palla a spicchi; trattasi di Johnson&Johnson che non sarebbe la nota multinazionale farmaceutica Iu.Es.Ei ma molto più semplicemente Dominique e Kerron Johnson. Quindi va da sé che se da una parte la classifica di Pistoia appare bugiarda, dall’altra proprio sta circostanza aumenta il valore della tenzone vittoriosa della Vanoli.

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Ora io, da buon guascon-goliardo cresciutello, non me ne intendo di faccende di questo tipo e quindi ciancerei alla cieca, ma mi sa che questa sera il timbro più ideale alla tenzone vanoliana sia proprio quello della prova di maturità. Vi ho già ampiamente rotto i cabasisi sul concetto che l’approccio ad una partita che “devi” vincere è sempre più complicato rispetto a quello di una partita nella quale non hai nulla da perdere, e questa di stasera lo era non solo perché tra la terza in classifica e l’ultima il pronostico pende sempre e preponderantemente da una parte, ma pure perché c’erano tanti altri picanelli a contorno che le affibbiavano un inconsueto alone di incertezza.

Di un picanello ho già lagnato ieri e si è dimostrato inesistente o quasi; un altro picanello era l’approccio mentale con cui i regàs avrebbero affrontato il parquet, ma ancora una volta ste “band of brothers” ha dimostrato di avere nervi di acciaio; un altro era l’arrivo a palazzo di una squadra con l’acqua alla gola, con poco o punto da perdere e proprio per questo motivo pericolosissima.

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E ritorniamo daccapo; e cioè ad una Vanoli a tratti un po’, come dire, incespicante, che ha litigato non poco col tiro dalla lunga appena decentemente chiuso con un 30%, ma che ha messo sul parquet una sicurezza, una tranquillità e una fiducia che sono stati il comune denominatore di tutta la gara, soprattutto nei momenti in cui Pistoia si è fatta sotto (ed è capitato almeno due volte), e che ha avuto a che fare invece con una squadra a tratti arrembante ma tenuta a bada quasi con signorile distacco. Una prova di maturità per l’appunto.

E aggiungerei l’ennesima di questa straordinaria stagione. Ora ci aspetta un'altra discreta montagnola da scalare, una parete ancora inviolata ma proprio per questo più stimolante per la premiata ditta Travis&Co che, c’è da giocarci l’ultimo euro, passeranno la settimana apparentemente, come loro costume, leggeri come libellule ma, sotto sotto, con la maggior parte della loro materia grigia già concentrata sul catino a volte soffocante di Masnago.

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Varese ha fatto un clamoroso harakiri in quel di Avellino e ci ha rimesso la ghirba dopo essere andata alla pausa lunga avanti di 23 punti collezionando la schifezza di 18 punti (9 per quarto) nel secondo tempo. Detto che non mi metterei nei panni di Ferrero e soci nemmeno se mi pagassero a peso d’oro perché martedì, alla ripresa degli allenamenti, se la vedranno con un probabilissimo Caja furioso, c’è pure però da dire che si presenteranno sul parquet domenica più carichi di un boiler.

Ma la Vanoli di quest’anno ha già disinnescato parecchi “boiler” (uno su tutti la Virtus castigata già tre volte) ed uno in più non sarebbe quindi una sorpresa, ma sarebbe invece un passo decisamente tosto non solo verso i play-off, che a 28 punti ormai non scappano neanche in caso di scontri fra pianeti, ma verso una post season in posizione privilegiata e cioè col fattore campo a favore.

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Infatti Varese precipiterebbe a meno 6 punti dalla Vanoli e con il probabile confronto diretto a sfavore, e dietro la Vanoli resterebbero Avellino e Brindisi la prima già “sbloilerizzata” due volte, la seconda una volta sola però a casa sua dovendo poi venire a “baciare il bambino” a palazzo; sta faccenda a 8 giornate dalla fine avrebbe davvero un peso specifico enorme. Occasione ghiotta quindi per l’ennesima prima volta di una squadra che, a forza di collezionare prime volte, non si sa più bene dove possa arrivare; ragionamento del discorso già affrontato quando si è lagnato del limite di questa squadra ancora sconosciuto e sul quale è quindi inutile tornarci su.

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Torniamo invece a bomba sulla tenzone di stasera; se dobbiamo scegliere chi celebrare, citati i “soliti” Drew Crawford, per l’ennesima volta top scorer, e Wes Saunders, sempre più “silent killer”, ci tocca puntare il dito, molto più di quanto fatto finora, su Michelino Ruzzier, ricordando che il tipo è arrivato da una stagione così così alla Fortitudo, approdato alla corte vanoliana ancora in odore di A2, e che in 18 mesi o giù di lì è invece diventato un punto di riferimento per tutta la “band of brothers”. Gli scettici blu direbbero: “bella forza, con davanti tutti i santi giorni uno come Travis Diener e allenato da un altro come il Meo Nazionale anche io farei faville”. Certo i due centrano nella sua esplosione, ma se non hai un minimo, o meglio, nel nostro caso un “massimo” di sale cestistico in zucca sarebbe difficile anche per loro. Siccome il sale cestistico il nostro Michelino ce l’ha nel sangue e lo trasferisce immancabilmente sulle punte dei polpastrelli, ecco che la miscela con il sapere cestistico di Travis e del Meo Nazionale ha prodotto quello che, oggi, è forse il miglior play giovane in circolazione in Italia. Gioco e punti; stasera, quando si trattava di chiudere la questione, è stato lui a prendere i compagni per mano e condurli in porto, e lo ha fatto con una totale e disarmante autorevolezza.

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Bene, finita la lagna. Reclino il capo stanco sulla tastiera e me ne vò tra le braccia di Morfeo non prima di aver condiviso con te, popolo vanoliano tutto, la leggiadra felicità per una squadra che ci ha fatto sognare, ci fa sognare e ci farà sognare ancora. I sogni son desideri, cantava la Cenerentola della nostra gioventù; la Vanoli si è approcciata da Cenerentola a questo campionato ma sta piano piano diventando una principessa in cerca del suo principe azzurro. E' in pieno viaggio per cercarlo ma non ha bisogno di perdere scarpe di cristallo per farlo perché sa benissimo da sola dove andare.

Il che è bello e istruttivo (cit.)