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“Il Doge ha cambiato di casa…”

Vanoli
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I più scafati della mia generazione di allampanati sognatori, riconosceranno nelle sei parole sei del titolo l'estratto di una poesia, perchè di tale si tratta, di Gian Piero Alloisio messa in musica a suo tempo dal Poeta (non Dante e neppure Peppe ma Guccini). Il "suo tempo" era niente po' po' di meno che il 1981, e un ventiduenne Ciranone vostro passava il suo tempo libero a  ingozzarsi di cantautorati vari tra cui spiccavano in primissima posizione oltre allo zio Antonello (al secolo Antonello Venditti) tale Francesco Guccini da Pàvana, Modena. Quella poesia era piena di arzigogoli al limite dell'epiteto per Venezia indicata via via come "morente" (che muore), "appoggiata sul mare", "un albergo", "un sogno" e pure "di quelli che puoi comperare", terminando con l'arzigogolo finale: "un imbroglio".

"Ci risiamo", direte ora, "ci siamo giocati definitivamente il Ciranone nostro; il secondo posto e gli imminenti playoff l'hanno fatto andare irrimediabilmente giù di melone". Detto che io "su di melone" non lo sono probabilmente mai stato, debbo però bonariamente contraddirvi perchè il rampino a cui attaccarmi per lagnare della nuova ma ennesima, buona, numerosa e perseverante impresa della "band of brothers" sarebbe proprio il capolavoro Allois-Gucciniano.

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Troppo semplice direte voi? Beh, la semplicità è la radiografia della complessità, per cui attacco a parlarvi dell'impresa di ieri sera in modo semplicemente complesso o, se volete, complessivamente semplice.

Venezia, si diceva; e siccome si lagna di basket iniziamo col dire che la Reyer Venezia ha una storia davvero sorprendente. Intanto trattasi di una Polisportiva nata addirittura nel 1872; la pallacanestro fa il suo ingresso nel 1925 e non poteva che chiamarsi, autarchicamente, palla al cesto per ovvi "littoriali" motivi. Il palazzo di casa é il secondo piano della scuola della Misericordia, che non poteva non chiamarsi pure lei così visto che era piantata in piena laguna. Pochi sanno che la Reyer, oltre allo scudo dell'altro anno, ne ha vinti anche altri due nel 1942 e nel 1943; ce ne sarebbe un terzo nel 1944 ma non fu omologato per ragioni belliche. Ancora meno sanno che quello del 1942 fu vinto all'ultima giornata contro una squadra romana appaiata in classifica che si chiamava Bruno Mussolini; evidentemente una squadra di inguaribili paraculi nella quale militava tale Vittorio Gassman che, per fortuna della "palla al cesto", si diede poi al cinema.

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Naturalmente ci sono stati alti e bassi nella storia della Reyer che direi di saltare a piè pari risparmiandovi una concione di una settantina di anni abbondanti. Non posso però tacervi, perchè utile ai fini del ragionamento del discorso della corrente lagna, che in Laguna, una volta trasferita la sede di gioco dalla Misericordia al PalaArsenale, arrivano personaggi che hanno fatto la storia italica dello sport più bello del mondo; due nomi su tutti: Drazen “Praja” Dalipagic, infallibile cecchino arrivato a Venezia alla fine della sua strepitosa carriera (una volta ne mise addirittura 70 contro la Virtus Bologna), e il "coach dei coach" Aleksandar "Aza" Nikolic di cui non cito il palmarès sennò la finiamo a Ferragosto del 2021.

Arriviamo quindi ai giorni nostri con la "tribolata" promozione in A1 ottenuta con il secondo posto in A2 della stagione 2010/2011 e a seguito di una battaglia legale che durò tutta l'estate. La Reyer diventa protagonista da subito ottenendo la qualificazione sia alle Final Eight che ai playoff,  poi un percorso in crescendo che culmina con il già ricordato scudo del 2017.

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Perchè tutta sta tiritera? Perchè non stiamo parlando di una squadra del menga ma di una corazzata che ha fatto, al pari di piazze come Milano, Varese, Cantù, Bologna per due, Treviso, Pesaro e potrei continuare, la storia del basket nazionale. La strepitosa vittoria di ieri va quindi ben al di là della sua valenza corrente, e cioè secondo posto matematico, ma significa qualcosa di più: il definitivo ingresso "in società" della Vanoli, arrivato peraltro con un indiavolato valzer viennese durato la bellezza di 15 minuti che ha finito per inciucchire una squadra lunga come la quaresima non facendole capire letteralmente più nulla.

Ad un certo punto della tenzone si disquisiva, col mio "incontenibile" vicino di cadrega a palazzo Giorgio Gandolfi, sul fatto che Venezia era, per l'appunto, troppo lunga e che, dai e dai, gli  otto ragazzacci del Meo Nazionale sarebbero stati costretti, prima o poi, a tirare i remi in barca. Bene, ciò avveniva versa la metà del terzo quarto quando Venezia sembrava aver trovato la quadratura del cerchio. Da lì in avanti però, e a dispetto della loro provenienza "lagunare", a tirare i remi in barca sono stati proprio quelli che avrebbero dovuto essere più abituati a vogare.

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E' stata una dimostrazione di disarmante autorevolezza che, come detto, va al di là della situazione contingente perchè in quel momento lì, con il tuo avversario che ti sta mettendo all'angolo, uscirne alla grandissima con un parziale di 36 a 14 in 15 minuti, e di 20 a 7 negli ultimi dieci, significa che sei in grado di tirar fuori risorse tecniche, fisiche, mentali e caratteriali dal tuo sacco di cui però non vedi ancora il fondo. Ne abbiamo già parlato, mi pare, del limite di questa squadra, e anche la tenzone di ieri ci ha ritornato la sensazione che questo limite sia ancora sconosciuto e si possa tirare su ancora un po’ l’asticella.

Non so se l'ha fatto per convinzione, cortesia o altro, compresa una comunque improbabile gufata, ma lo stesso De Raffaele lo ha ammesso nella sua conferenza stampa: "la Vanoli che gioca con la mente sgombra si candida per la lotta per lo scudetto. Ha battuto tutti, da Milano in poi." Credo che il segreto stia tutto lì: "la Vanoli che gioca con la mente sgombra...". E da un campionato che questa squadra "gioca con la mente sgombra"; sono arrivate sì imbarcate omeriche ma pure vittorie pesantissime e sconfitte che però erano vittorie (ogni riferimento alla gara del Forum NON è puramente casuale perchè se i tre fenomeni di allora non combinavano le stupidaggini dell'ultimo giro di lancette, la Vanoli ora sarebbe addirittura prima).

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E alla fine della storia la Venezia scudettata e con tanto di palmarès europeo ha dovuto inchinarsi di fronte al furore vanoliano; il quarto d'ora di ieri mi ha fatto sovvenire un altro famoso quarto d'ora dello sport nazionale, quello del grande Torino (sabato scorso tra l'altro ricorreva il 50° anniversario della tragedia di Superga), solito vincere le sue gare in quel quarto d'ora che immancabilmente iniziava quando il mitico Oreste Bolmida dalle tribune del Filadelfia dava la carica suonando la sua leggendaria tromba; ieri la carica l’ha data la tromba suonata da un palazzo mai così bello, e con un palazzo così e una  squadra che "gioca con la mente sgombra" sarà difficile per chiunque ci capiterà in sorte nei playoff portare a casa la pagnotta.

L'affermazione può apparire un tantino azzardata, ma intanto difficile lo è già stato per Venezia, e cioè una delle candidate alla vittoria finale, designata come anti-Milano per eccellenza. Una Venezia "morente", "appoggiata sul mare", "un albergo", "un sogno", "un imbroglio". E da ieri "Il Doge ha cambiato di casa"; si è trasferito da palazzo Ducale al PalaRadi.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

 
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