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Reggio Emilia vs Vanoli ovvero: però domani c’è un’altra partita da giocare

Vanoli
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E niente, siamo arrivati in fondo al campionato della stella vanoliana approdando dove nessuno si azzardava neanche di pensare; secondo posto matematico e ultima partita “ininfluente” pure per i “fagolosi”.

Ci avrete sicuramente badato ma in settimana si è parlato poco o punto della tenzone in terra reggiana; tutta l’attenzione o quasi era concentrata su chi ci troveremo a palazzo domenica 19 maggio, che per la nota proprietà transitiva ci fa rimandare all’autentica sciarada che ci propina la trentesima; con Brindisi e Sassari già matematicamente alla post season (da stabilire solo la posizione finale), per le altre cinque in lizza (Varese, Trieste, Cantù, Trento e Avellino) di cui solo tre la sgameranno, si tratta di una domenica di quelle talmente toste da farci il caffè più buono del mondo. Che ne so, un canestro sulla sirena finale con la palla a spicchi che ballonzola sul ferro per tre minuti in partite come Brindisi/Trento o Sassari/Cantù, solo per citarne due, può decidere il successo o meno di una stagione, la riuscita o meno di un investimento, l’arrivo o meno di nuovi sponsor, la soddisfazione o meno di una tifoseria e Dio solo sa cos’altro. E poi mi dicono che esagero quando ribadisco che questo è lo sport più bello del mondo. 

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Normale, direte voi, si parli di questo arrivo al fotofinish; si certamente, una situazione come questa, ovvero volata playoff al cardiopalma, non capitava da anni e annorum. Segnalo tra l’altro una curiosità; per Sportando le percentuali di accesso ai playoff delle cinque invischiate nel “pasticcio” sarebbero: Varese 75%, Trieste 87,5%, Cantù 75%, Trento 46,9% e Avellino, poorella, 15,6%. Ora, come ben sanno i miei 12 lettori, la matematica, assieme alla statistica, sua pestifera propaggine, mi hanno sempre procurato innominabili guai e furiosi mal di testa, ma non al punto tale da non sapere che “percentuale” significa “per cento”. Bene: il totale delle percentuali indicate da Sportando fa 300 tondi tondi. Mah! Non vado oltre però; la spiegazione credo ci sia, ma non mi azzardo ad avventurarmi tra mediane e varianze perché mi infilerei in un drammatico culo di sacco. Torno quindi a bomba alla considerazione iniziale; si parla poco o punto della partita del PalaBigi, per cui pure il Ciranone vostro tira innanzi lagnando di facezie varie.

Però domani c’è un’altra partita da giocare…

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Facezia n° 1: Enrico IV e Matilde di Canossa

L’avanguardia di popolo vanoliano in viaggio per Reggio Emilia passerà per l’ennesima volta dalle Terre di Canossa. La storia di Enrico IV imperatore e Matilde di Canossa che le cronache del tempo descrivono, fin troppo generosamente, come una “pulcherrima et castissima matrona”, per il Ciranone vostro è una icona. Si era appena scavallato da una settantina d’anni l’anno 1.000 e, passata la cagarella da nuovo millennio, gli umani (in particolare due: l’imperatore e il Papa) iniziavano nuovamente a sragionare come sanno ben fare infilandosi a piedi giunti nella cosiddetta “lotta per le investiture”. Nella intricatissima vicenda l’imperatore inciampò in una straripante cotta per la Matilde, paladina del papa, che per tutta risposta lo costrinse ad umiliarsi davanti al castello di Canossa; tre giorni e due notti mezzo ignudo e immerso nella neve non sono di certo uno scherzo, anche per un imperatore. Oddio, l’unica fonte che parla della vicenda è quella di tale Lampert von Hersfeld, e le varie storiografie con l’andar del tempo hanno propeso a non darle gran credito, ma nonostante ciò la faccenda “dell’umiliazione di Canossa” mi risulta tenga ancora banco già dai banchi delle elementari, suppongo impressionando, come fece a suo tempo col sottoscritto, discrete schiere di ragazzini. La cosa certa, e la fonte stavolta è addirittura il Ciranone vostro, è che da quel lontano 1077 pare sia nato il famoso detto che ha a che fare con “tiraggi” e “carri di buoi”…

Però domani c’è un’altra partita da giocare…

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Facezia n° 2: la città del tricolore

Correva il 17 Gennaio 1797 quando per la prima volta venne adottata da una stato sovrano italiano, la Repubblica Cispadana, il tricolore; e indovinate quale era la capitale? Reggio Emilia. La bandiera nacque con le strisce orizzontali e negli anni subì diversi cambiamenti ma mai nei colori che rimarranno sempre bianco, rosso e verde. I reggiani hanno una specie di venerazione per la bandiera nazionale e sono giustamente orgogliosi di essere la “città del tricolore” perché per loro è “un fortissimo elemento di identità” (cit. Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia). Ora non mi avventurerei su questo terreno perché minatissimo e soprattutto perché questa non è decisissimamente la sede adatta, ma ho tirato fuori la storia della “città del tricolore” perché il Ciranone vostro vede nella circostanza, che solo gli dei del basket possono aver architettato, di “tenzonare” all’ultima di campionato proprio nella città del tricolore e proprio alla vigilia di playoff che la Vanoli si appresta ad approcciare in veste di protagonista, un non so che di piacevole presagino… e adesso toccatevi pure.

Però domani c’è un’altra partita da giocare…

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Facezia n° 3: l’ultima del Meo Nazionale

Trattasi di facezia fino ad un certo punto perché il Meo Nazionale, che ci ha ormai abituato a dosi massicce di buona, numerosa, perseverante, sagace e ruspante saggezza, proprio ieri ne ha tirata fuori una da statuetta. Nella consueta conferenza stampa prepartita a domanda obbligata sulla situazione dell’Auxilium Torino, termina la sua articolata risposta con questa chicca: “Chi vende l’anima al diavolo per poter fare più di quello che può permettersi prima o poi ne paga le conseguenze». (da La Provincia di stamane). Certamente una stoccatona ai fenomeni che hanno provocato sto disastro, ma solo io ci ho letto una stoccatina pure a qualche personaggio che scalda la cadrega a Basket City? Credo di no, e comunque ancora una volta il Meo Nazionale ha messo il ditone nella piagona, per cui meditate gente meditate.

Però domani c’è un’altra partita da giocare…

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Bene, potrei tirarla lunga con altre facezie più o meno interessanti e a dir la verità adesso che mi ci sono messo ne stanno arrivando al solito neurone di nord-ovest un bel po’, ma chi li sente poi l’editore, il direttore e l’art director, editor, content director, redattore, fotografo, operatore, tappabuchi, one man band più comprensivi dell’universo? E siccome non sono un ingrato perché l’editore, il direttore e l’art director, editor, content director, redattore, fotografo, operatore, tappabuchi, one man band più comprensivi dell’universo da un quattro anni abbondanti mi hanno regalato sta “fatica”, allora mi fermo qui.

Anzi no: mi son dimenticato di una cosa: però domani c’è un’altra partita da giocare…

Il che è bello e istruttivo (cit.)

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