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Celebrating Vanoli

Vanoli
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Triste sorte quella di uno scribacchino dilettante come il Ciranone vostro che, siccome c’ha na certa, rientrato a casa ieri-sera-parecchio-tardi-anzi-in-pratica-notte ha pensato bene di rimandare a stasera la consueta lagna sulla tenzone della città del tricolore. L’idea in sè non era malaccio perché gli consentiva di fare con la dovuta calma ed il solito raziocinio (questa fa ridere pure me), come si suol dire, il punto della situazione dopo averci ravanato sù un po’.

Ma con la Vanoli di quest’anno non c’è verso; quando pensi fagiolo ti tocca scrivere cornetto, o viceversa che l’è l’ìstès.

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Per esempio avrei ridondato sulla prova di tale Vojislav Stojanović (in serbo Војислав Стојановић; Dio solo sa come si pronuncia sta roba) che definire da sballo fino al 39° e 52 secondi era persino riduttivo ma che si è inopinatamente trasformata in una terribile ciofeca per via della stupidaggine finale che in pratica ha regalato la vittoria a Reggio.

Avrei ridondato pure sugli ultimi cinque minuti abbondanti con la Vanoli 2 sul parquet che piano pianino è arrivata a mettere il muso davanti una prima volta con due liberi del protagonista finale, subendo poi il ritorno di DJO-Reggio portatasi sul + 4 a 140 secondi dalla fine, ma rimettendo le mani sulla gara con un parzialino di 6 a 0 tutto cuore e gagliardìa.

Avrei ridondato anche sulla saggia decisione del Meo Nazionale di far rifiatare la Vanoli 1 che comunque in panca sembrava assalita dall’argento vivo perchè sarà stata seduta si è no 26 secondi e 58 centesimi, passando il resto del "riposo" a incitare, sostenere, supportare, suggerire, esortare, spingere, sollecitare, incoraggiare la Vanoli 2. Soprattutto Mangok Mandingo Mathiang era tra i più scatenati.

Avrei infine ritagliato un pezzettino per cianciarvi di un piacevole viaggio di andata in compagnia di Zach Messitte, ’"president“ del Ripon College di Ripon, Wisconsis, Iu.EsEi, da  un po’ di tempo in Italia per scrivere un libro sul basket italiano e su Travis Diener. Non avrei però rivelato neanche sotto la più crudele tortura il contenuto della chiacchierata perchè è un piacevole ricordo che voglio tenere solo per me; vi sareste dovuti accontentare di sapere che non si è parlato solo di basket.

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Bene, invece che ti combina un dispettoso deo del basket? Che in un momento di pausa lavorativa mi induce a imbattermi nella notiziona degli LBA Awards di questa mattima che hanno affibbiato i premi più importanti (MVP e miglior allenatore) a Drew Crawford e al Meo Nazionale, nonchè quello di secondo miglior dirigente a Gianmaria Vacirca. La faccenda, peraltro, fa il paio, e chiudendo pure il cerchio, con il premio Reveberi consegnato ad Aldo Vanoli fu Guerino da Soncino l’autunno scorso.

Da qui a pensare di mandare sulla forca gli intendimenti mattutini e pirlare la faccenda su sta storia è stato un sospiro; decisione vieppiù rafforzata dalla visione durante la pausa del video della premiazione, con il Meo Nazionale in veste di ’"one man show“. Ne ha avute davvero per tutti ma la statuetta va alla dedica per la moglie a causa della deleteria dimenticanza dell’anniversario di matrimonio. Mentre seguivo il filmato spatasciato dal gran ridere mi sono pure sovvenute le facce di tanti coach che, a volte, si prendono troppo sul serio tutti presi dal loro importantissimo ruolo di profondi conoscitori del gioco più bello del mondo dimenticandosi troppo spesso che il gioco più bello del mondo è, per l’appunto, un gioco e come tale deve essere concepito, vissuto, sentito e sedimentato.

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Quante volte avete sentito dire al Meo Nazionale che l’importante è giocare divertendosi perchè è questo il modo migliore per arrivare alle vittorie, e quante volte lo avete sentito dire, ne cito uno a caso, a Simone Pianigiani? Trovatemi due altre persone nell’ambiente baskettaro nazionale così agli antipodi e vi regalo un a damigiana di Rosso di Montepulciano. Non sto dicendo che uno è meglio o più bravo dell’altro, ma semplicemente rimarcando il diversissimo approccio dei due alla pallacanestro. La circostanza che venga premiato l’approccio ruspante e, come dire, alla buona del Meo Nazionale per il Ciranone vostro è il segnale che non tutto è perduto per il nostro malandato basket.

E pure la circostanza che vengano premiate da una giuria popolare non solo la Vanoli ma squadre come Brindisi e Sassari (guarda caso le ultime due panche del Meo Nazionale, ed ora rispettivamente nelle sagaci mani di un assoluto galantuomo del basket come Francesco ’’Frank“ Vitucci e di Gianmarco ’’Poz“ Pozzecco, sempre più uno di noi) significa che gli appassionati riconoscono la serietà e la perseveranza di progetti che fanno i conti con quello che hanno e che riescono a tirarsi fuori da eventuali pasticci senza particolari scorciatoie ’’contabili“ (capisci ammè) ma con la sempre valida saggezza del passo non più lungo della gamba (ogni riferimento a Brindisi, un paio di anni fa sull’orlo del baratro ed ora protagonista dei PlayOff, non è casuale).

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E quindi la presente lagna è pensata per celebrare quella che ormai è riconosciuta come un esempio di lungimiranza e saggezza del basket nazionale; in dieci anni la Vanoli è passata dal ruolo di cenerentola a protagonista, mi risulta pure ascoltata, di primo livello del basket nazionale, e lo ha fatto non scordandosi da dove è partita, ma al contrario rimanendo attaccata coma una cozza allo scoglio preferito al suo ’’way of life“ contagiando pure altre realtà.

Lo faccio ora, prima di questi PlayOff che potrebbero essere straordinari, non solo perchè farlo dopo sarebbe troppo facile ma soprattutto perchè, comunque vada, la pietra d’angolo che tiene su la casa Vanoli rimarrà sempre lì al suo posto, solida e indistruttibile.

Popolo vanoliano, da retta al Ciranone tuo, è il momento giusto per le celebrazioni; celebrating Vanoli, il resto viene da sé.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

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