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AAA cercasi collettivo perduto…

Vanoli
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E niente, il mezzogiorno romano non ci ha portato bene (eufemismo). Al finis decretato dai tre grigi, per l’occasione talmente grigi da sembrare “bigi”” (ne parleremo poi…), non me la sono sentita di mettermi subito a lagnare, e per due motivi. Il primo: per parlare di una partita talmente semplice da essere complicata è buona cosa pensarci su un po’. Il secondo; al primo motivo ha dato la sua bella botta pure una strepitosa “tagliatellata” preparatami dalla mia dolce Gigia che ha subitaneamente provocato un chilo particolarmente laborioso che abbisognava districare alla sveltina pena sconquassi vari e variopinti.

E quindi eccomi qua, dopo il sonnellino del giusto, a mettere giù un po’ di robacce su una partita che ci ha comunque detto alcune cose.

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Per ben quattro occasioni sembrava che la Vanoli avesse preso il toro per le corna; la prima nel corso del primo quarto con quel parziale di 10 a 0 che portava al massimo vantaggio (19 a 11). La seconda nel secondo quarto con la Vanoli che  si riporta sul + 8 (38 a 30) soprattutto grazie ad un ritrovato Michelino Ruzzier. La terza nel comunque equilibrato terzo quarto con la bomba parecchio ignorante di Niccolò De Vico che dava il + 4, inframmezzata però da ben 4 liberi ciccati dallo stesso ex reggiano e da Josip Sobin. La quarta nel bel mezzo dell’ultimo quarto rintuzzando il massimo vantaggio della Virtus Roma con un parziale di 8 a 0 che fa rimettere il muso davanti ai regàs. Ricordo che lì mi è sovvenuto di pensare; “però che reazione…” e aspettavo col cuoricino pieno di speranza gli ultimi 3/4 minuti.

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Occorre anche mettere il ditone nella piagona di una difesa che oggi, al contrario di quanto visto domenica scorsa, è stata la vera assente ingiustificata della Vanoli. Pigliare 97 punti da una squadra che, precampionato compreso, viaggia con una media al di sotto dei 70 la dice lunga sulla prestazione nel proprio lato del parquet, deludente perché inaspettata. Né basta, come giustificazione, la presenza in campo di uno dei tanti che danno del “tu” alla palla a spicchi: Jerome Dyson.

Solo per citare un esempio e uno solo sennò si fa Natale, si è fatto fare un figurone a Michael Moore in odore di taglio, così almeno hanno riferito i cronisti di Eurosport (tra cui un Hugo Ariel Sconochini sempre più avvitato in ragionamenti da cui fa poi una fatica del diavolo a venirne a capo). Il ragazzone Iu.Es.Ei ne mette otto pesanti come il piombo sopperendo tra l’altro al vero mattatore della giornata che stava tirando un po’ il fiato. E come arrivano quegli otto? Con il tipo libero come un uccellino di primavera; otto che tra l’altro pare fossero nove ma sono stati invece otto perché l’ultimo canestro è stato “retrocesso” a due punti per una delle tante, molte, intense, numerose e perseveranti farloccate combinate dalla terna grigia da una parte e dell’altra. Morale? Se si continua a difendere così non si va molto lontano. Troppo lapidario? Forse, ma la faccenda è da correggere da subito perché sennò di “lapidi” in giro ci sarà solo quella della Vanoli.

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E veniamo ai tre grigi, nell’occasione vestiti di grigio. Faccio una fatica tremenda a ricordarmi una direzione cosi insipiente. Ne hanno davvero combinate una peggio dell’altra, e da entrambe le parti. E la partita, oltre a Voja Stojanovic e Jerome Dyson , l’hanno decisa anche loro negli ultimi 30 secondi. Ripercorriamoli un attimo: 91 pari arrivato con un  canestro da sballo proprio del nostro serbo, il quale però dopo combina la prima frittata protestando per il fallo fischiatogli da, se non ricordo male, Paternicò (probabilmente il “siculo-grigio” non aspettava altro; della serie: a pensare male di fa peccato…) beccandosi il conseguente tecnico che a mezzo giro di lancette dalla sirena e col punteggio in equilibrio è sempre una stupidaggine totale. Dyson mette il libero e "spaia".

Poi arriva la seconda di frittata; Wes “silent killer” Saunders si destreggia nel pitturato romano marcato da Baldasso che poi stramazza al suolo neanche fosse stato colpito dalla febbre quartana. Viene fischiato uno sfondamento che non sta né in cielo né in terra; il "nostro" alza di sicuro il gomitino, ma il contatto è immensamente più veniale di quello di AlaDiener nel primo tempo su Jerome Dyson (che tra l’altro è dovuto uscire con il naso sanguinante), e lì non è stato fischiato sfondamento (visto che hanno dimostrato di non essere capaci di usare lo stesso "metro", ne regalerei uno alla terna grigiastra… così tanto per vivere vivendo).

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Indi arriva la frittata finale; a dirla proprio tutta è la meno indigesta perché si tratta di un autentico capolavoro del solito Jerome Dyson che mette la ciliegina sulla sua gara mettendo una bomba irreale. Di fronte alla classe, popolo vanoliano, giù il cappello, sempre.  E a suo modo il cappello se l’è tirato giù pure AlaDiener che subito dopo ha voluto far sapere al mondo intero che anche lui non è da meno mettendo un’altra bomba altrettanto surreale.

La stupidaggine grigiastra finale pesa, eccome se pesa, ma a ridirla proprio tutta la Vanoli ha avuto mezzi, possibilità e opportunità per ucciderla prima questa partita, come fatto tante altre volte l’anno scorso, ma non l’ha fatto o non è stata in grado di farlo oppure, più ottimisticamente, non è “ancora” in grado di farlo. Non mi attaccherei più di tanto quindi alle schifezze mostrate dai tre grigi; anzi paradossalmente meglio siano arrivate ora perché in caso la si fosse sgamata sarebbe passato ancora sotto traccia quello che per il momento, a modestissimo parere del Ciranone vostro, è il vero problemino della Vanoli di quest'anno.

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Lungi da me fare paragoni con l’anno scorso; è andata come sappiamo e manterremo la stagione 2018/2019 tra i ricordi più preziosi del nostro personalissimo scrigno. Ma c’è un particolare che ha fatto drizzare le antenne al Ciranone vostro: questa squadra non è ancora una “squadra”. Possiede certamente una discreta dose di talento e alcuni giovani di belle speranze (Nicola Akele su tutti), ma non si intravede ancora  quella che è stata la vera arma segreta dell’anno scorso: il collettivo. L’anno scorso il collettivo vanoliano ha fatto la sua prima, strepitosa apparizione nell’esordio di campionato a Trento; quella gara è stata la pietra d’angolo su cui è stata costruita tutta la stagione. Andate e rivedervela se appena potete; al di là delle giocate dei singoli, con in cima la sorpresa Wes Saunders, è stata una sarabanda di aiuti, raddoppi e recuperi. Tutti quanti pronti a dare una mano all’altro, a chiunque altro.

Questa squadra invece, stasera e pure domenica scorsa, vive per il momento di folate individuali che danno i loro frutti perché, ripeto, il talento c’è. Ma col solo talento non si va da nessuna parte o comunque si fa fatica. Occorre ritornare a sbucciarsi i gomiti, mettere sul parquet quella “mentalità” da CSI (cit. Gianmaria Vacirca) che ancora manca o si è vista dannatamente poco, e mettercela “tutti” assieme.

AAA cercasi collettivo perduto; occorre cercarlo, tenacemente, ostinatamente, caparbiamente e cocciutamente per essere “ancora” in grado di sorprendere.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

 

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