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Una vittoria “straordinariamente normale”

Vanoli
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Chiudevo la lagna di ieri così: ”il Ciranone vostro … si è inventato … la storpiatura del famoso detto: “non fidarsi non solo è bene ma pure meglio”. Il resto, come sempre, ce lo metteranno i regàs”.

C’avevo un po’ di timore per questa trasferta, insidiosa per una frequentina di motivi, ma alla fine della fiera il resto ce l’hanno messo per davvero i regàs. Tuttavia immagino già i refrain che andranno per la maggiore: non è stata di certo una partita da cultori del gioco più bello del mondo; Pesaro si è dimostrata davvero poca cosa; se c’era un’altra squadra le buscavamo; aggiungiamoci pure che la luna è una formaggia, che il sole sorge sempre ad est e tramonta ad ovest, o che la mamma ha fatto gli gnocchi….

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Mah! Non sarà stato di certo un gran spettacolo ma il Ciranone vostro è comunque davvero strasoddisfatto perché la Vanoli stasera ha preso le redini della gara fin dalla seconda parte del primo quarto, le ha tenute ben salde per 25 minuti, ha “sofferto” nei primi cinque minuti dell’ultimo quarto, ma poi ha rimesso la faccenda sui giusti binari con una gran dimostrazione di carattere. E aggiungerei pure che senza le fischiate “ad minchiam” nel quarto finale della solita terna, in particolare di Bigi, che pare avere un conto aperto con la Vanoli, e Di Francesco, quello, per intenderci, dei pantaloncini tirati da Cinciarini che ancora gridano vendetta, la pratica sarebbe finita parecchio prima.  

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Non ci credete? Esagero? Il solito Ciranone sempre pro e difficilmente contro? Non so chi di voi ha visto nel pomeriggio Trieste Treviso: ad un certo punto i veneti nel terzo quarto erano sul più 18, più o meno come la Vanoli stasera, mettendo giù una gara dominata in tutte, e sottolineo tutte, le voci statistiche. Bene è bastato un niente per far girare l’inerzia della gara a favore degli alabardati e Treviso non ha saputo arginare la marea rossa che le si è scaraventata addosso.

Invece a Pesaro c’è stata una squadra che nel momento di difficoltà, e cioè sul più otto con palla in mano di Pesaro che aveva un parziale aperto nel quarto di 12 a 6 a 300 secondi dalla sirena finale, non si è fatta né sorprendere né intimorire, grazie anche ad un time out chiamato dal Meo Nazionale quando doveva proprio essere chiamato. E devo francamente confessarvi che il Ciranone vostro non era per niente preoccupato dell’assalto pesarese perché il linguaggio del corpo dei regàs, a differenza di quello dei ragazzi di Menetti che parevano tanti agnellini spaventati, era di quelli che non ammettevano repliche e sembrava dire a tutta l’Adriatic Arena: “Possiamo andare avanti all’infinito ma questa partita la vinciamo noi”.

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Ciò significa che son state tutte rose e fiori? Certo che no; detto della difesa che regge, eccome se regge, si è tirato meglio del solito dall’arco (sfiorato il 40%) ma peggio da due (poco meno del 50%), ma soprattutto dalla linea della carità sono ancora dolori; un risicato 27% non può di certo essere considerata una percentuale normale. E’ dall’inizio del campionato che fatichiamo con i liberi, e quella di stasera è la peggiore percentuale di quest’anno. Questo si che è un campanello d’allarme anche perché il problema, a questi livelli, non è tecnico ma mentale, ed è un problema da risolvere. Come? Non saprei proprio ma so pure che nello staff, dal Meo Nazionale in giù, c’hanno i grimaldelli giusti per scardinarlo a dovere.

Ma al di là di questo, il resto è davvero del puro miele perché vincere un a partita che si “deve” vincere non è mai facile, e vincerla in modo tranquillo e sicuro è ancora più gagliardo, tanto che alla fine il solito neurone di nord-ovest mi ha scodellato il ricordo della ”straordinaria normalità” di pancottiana memoria.

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Ora la classifica sorride alla Vanoli, ma può cambiare tutto in un amen. Io non ricordo infatti una ammucchiata così frequentata; dodici squadre in quattro punti (tre a quattordici e dodici, e ben sei a dieci) vuol dire che vincere o perdere può significare passare dal quinto posto, e cioè quello della Vanoli di stasera, al decimo/undicesimo e viceversa. Ne mancano sei al giro di boa e tolte le prossime due le altre quattro sono tutte contro condomini dell’ammucchiata.

Ora, sento già dire in giro della possibilità di difendere la Coppa Italia a Pesaro, ed in effetti un calendario così confezionato potrebbe rappresentare una ghiotta occasione. Però direi che la cosa più saggia è quella di non fare calcoli, vivere letteralmente alla “giornata”, continuando, se possibile, nell’evidente processo di crescita  in cui si è infilata a piedi giunti la Vanoli, perché se non è una crescita vincere quattro partite di fila in un campionato che, tolta la finora schiacciasassi Virtus Bologna, ogni domenica ci propina delle sorprese (vedi Pistoia e Trento che uccellano la prima Venezia e la seconda, che sembrava moribonda, la lanciatissima Brindisi), non saprei proprio cos’altro sia.

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Processo di crescita che, tra l’altro, domenica avrà un bel banco di prova. Arriva la schiacciasassi e al Ciranone vostro prudono di già le mani perché non solo non è di tutti i giorni vedere all’opera a pochi metri dal proprio naso un autentico e geniale folletto dal gioco più bello del mondo come Milos Teodosic, ma soprattutto non lo è avere la possibilità di fare lo sgambettone alla capolista.

E’ un sogno? Mah, può darsi. La Virtus è davvero una squadra compatta e completa in ogni reparto, guidata da una leggenda del basket europeo e mondiale. La Vanoli ha però dalla sua una ritrovata tranquillità e sicurezza, quella tranquillità e sicurezza che ti permette di mettere in difficoltà chiunque. Secondo il Ciranone vostro la gara che arriva in un palazzo sicuramente, a dispetto di tutto e tutti, ancora più gagliardo di quello di domenica scorsa, viaggerà su questi binari; compattezza e completezza da una parte, tranquillità e  sicurezza dall’altro.

“Straordinariamente normali", ancora un a volta.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

 

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