Una montagna troppo alta da scalare?

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Dovete sapere che lo “Zio Antonello” (al secolo Antonello Venditti) è uno di quelli (tanti, forse troppi) che ha segnato la mia ormai, vacca d’un cane, lontana gioventù. Oddio, la frase che da il titolo alla presente lagna è che ho scelto per il motivo che dirò poc'anzi, alberga nel bel mezzo del testo di una canzone del 1986 (Giulio Cesare) quando il Ciranone vostro viaggiava armi, bagagli e frattaglie varie verso la trentina e quindi non più di primo pelo, ma il testo di quella canzone si riferisce ad un periodo precedente e del tutto simile a quei secondi anni ’70 nei quali frequentava con alterno ma tutto sommato positivo profitto il liceo scientifico Gaspare Aselli di Cremona.

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Mi picchio una metaforica martellata sulle dita perché se attacco coi ricordi di quegli anni non la finisco proprio più col rischio di dimenticarmi che sarei pagato e profumatamente (in pratica il doppio dell’anno scorso; zero per due che fa zero ma ci sarebbe comunque il due che c’ha il suo bel perché), per raccontarvi le gesta vanoliane, e quindi passo direttamente a cianciarvi del perché della scelta.

Con i soliti parallelismi del menga che i miei 12 lettori orami conoscono a menadito, giurin giurello che al fischio finale della terna grigiesca, stasera per l’occasione in arancione, mi è riaffiorata alla mente dal neurone in cui è da sempre immagazzinata, limpida come l’aria del Polo Nord, quel “una montagna troppo alta da scalare”; l’unica, come dire, cautela è stata appicicarci un prudente punto interrogativo. Eh si perché la montagna da scalare stasera non è stata una sola ma bensì due.

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Per levarmi subito il dente iniziamo dalla prima montagna rappresentata dalla terna arancion-grigiesca. Una montagna forse meno impervia della seconda, ma comunque fastidiosa come un gatto nelle mutande. Niente di clamoroso come al solito, ma decisioni prese in maniera chirurgica proprio al momento giusto, la più clamorosa delle quali quello sfondamento fischiato a DJO mentre metteva il canestro del meno 4 a 100 secondi dalla fine con Trento che da un minuto abbondante aveva iniziato a farsela in mano.

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Ora, magari non si sarebbe portata a casa la pagnotta, ma è indubbio che quel fischio ha condizionato eccome l’esito finale, indirizzandolo definitivamente verso l’esito che sappiamo. Per onor di verità c’è da dire che i tre importanti personaggi hanno fischiato ad minchiam pure contro Trento; mi sovviene ora un fallo inesistente fischiato a Dustin Hogue proprio sotto il  mio naso con l’arancion-grigio di turno lì a due passi. E qui l’affare si ingrossa mica da ridere perché fischiare un nulla del genere non può significare altro che totale, assoluta e progressiva incompetenza.

Per la seconda volta però sono costretto a “limitarmi” perché se attacco con sto faccenda della poca (eufemismo) preparazione di una discreta rappresentanza arbitrale, tra l’altro inversamente proporzionale all’arroganza con cui fischiettano, è la volta che si fa davvero Natale del 2020.

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E quindi veniamo alla seconda di montagna che, ovvio, sarebbe l’Aquila Trento. Poche balle, popolo vanoliano, loro, in questo momento, sono superiori, venivano da sette vittorie nelle ultime otto e questa sarebbe l’ottava su nove (e scusate se è poco), ma la faccenda che taglia la testa al toro, salta su come una macchia nera su un fondo candido guardando le statistiche; hanno giocato in otto, mandando 6 giocatori in doppia cifra, il settimo (Forray) l’ha sfiorata e l’ottavo (Dustin Houge) limitato da 4 falli sul groppone. Questo a casa mia si chiama collettivo che funziona, formato da gente che da del tu, chi più chi meno, all’arancia a spicchi, che basa il suo gioco su quell’atletismo che la Vanoli ha già più volte dimostrato di soffrire, e che sarà un cliente davvero difficile per chiunque avrà la sventura di trovarselo di fronte ai play off, anche con il fattore campo a favore (da classifica di stasera della lega si profila un Avellino-Trento da scintille)

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Montagna troppo alta da scalare quella trentina quindi? Si e no; il si dovrebbe essere già chiaro, e cioè loro sono, al momento, più squadra. Il no perché, nonostante tutto, nell’ultimo quarto li abbiamo fatti penare trascinati da chi, è proprio il caso di dirlo, non ti aspetteresti e cioè da un Henry Sims capace, in 10 minuti, di metterne 12 (percorso netto al tiro; 5 su 5 da due), tirare giù 7 carambole e subire 5 falli per un mostruoso 22 di valutazione (alla fine il nostro centrone timbra la partita dell’anno con una tripla doppia fatta di 20 punti, 13 rimbalzi e 11 falli subiti e un bel 32 di valutazione).

Pure Simone Fontecchio e Michele Ruzzier hanno risposto presente con, rispettivamente, 18 e 15 punti che se non si erra sarebbe per entrambi il personale career high in serie A, ma a parte il “solito” (nel bene e nel male) DJO che ne mette 17, con però un 1/7 da tre non da lui, gli altri hanno francamente se non ciccato quasi.

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Ad iniziare dal Fight Club Giampaolo Ricci / Giulio Gazzotti che sarebbe servito come il pane per limitare lo strapotere fisico di Trento, proseguendo con Travis e Drake Diener, costantemente raddoppiati ed evidentemente battezzati come pericoli pubblici numero uno dal Buscaglia, continuando con Marco Portannese, forse ancora troppo “acerbo” per sfide di questo genere (da minibasket la stupidaggine di quell’inutile fallo sulla sirena del secondo quarto) e terminando con Kelvin Martin, come al solito solido in difesa (tira giù 8 rimbalzi di cui 7 sotto la nostra plancia) ma parecchio impreciso al tiro (0, diconsi zero, su 4 da due), certamente non il giocatore che si è ammirato in altre occasioni.

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Sogno play off quindi sfumato? Beh, certamente stasera ha preso una bella botta non tanto per la sconfitta con Trento che ci poteva stare, ma quanto per i risultati delle altre con Brindisi che le busca in casa da Capo d’Orlando, Varese che batte Reggio Emilia, ma soprattutto Sassari che banchetta a Pistoia.

Le prime due, Reggio Emilia e Brindisi, sono le nostre prossime avversarie ed entrambe, soprattutto la prima davvero all’ultima spiaggia per agganciarsi al treno play off, si presenteranno col fiero cipiglio e sappiamo che la Vanoli non ama climi da barricate. La terza, Sassari, con la vittoria di oggi ci è avanti di due punti ma sappiamo che, per effetto di quella stramaledetta bombaccia sulla sirena, la differenza canestri ci è sfavorevole e per finirle davanti dobbiamo fare due punti in più.

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Questo in effetti complica un po’ le  cose, ma siccome nulla è deciso cito il Meo Nazionale: “sarebbe da stupidi non provarci”; lo era prima della partita di stasera e lo è comunque anche dopo. Certo i sette giorni che abbiamo davanti sono davvero decisivi perché nel disgraziato caso si perdessero entrambe le tenzoni che ci aspettano si sarebbe fuori, ma questa squadra, non lo si dice da oggi, ci ha già abituato a risvegli clamorosi. Se capita la sera che i regàs sono tutti in palla credo che i due appuntamenti cruciali che abbiamo davanti potrebbero essere poco più di una formalità. Toccatevi pure quello che volete ma il Ciranone vostro, ben sapendo che se non ce la si facesse non sarebbe un dramma, è nonostante tutto ottimista; l’ultimo quarto di Henry Sims gli ha messo addosso un discreto prurito alle mani che anche ora, nonostante lavaggi ripetuti con il bicarbonato, non accenna a diminuire.

Non mi resta quindi che continuare a grattarmi e regalarvi il solito ad maiora popolo vanoliano.