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Impressioni di Settembre…

Vanoli
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“Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età, dopo l'estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità...  Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità...” (cit. il Poeta: Guccini non Peppe).

42 parole 42 per definire, ma che dico definire, poetizzare settembre; solo un genio come il Francesco da Pàvana (MO) poteva riuscirci. Perché il Francesco da Pàvana (MO) possiede in quantitativi industriali quella “introspezione psicologica” che ti permette di spiegare faccende che noi umani “normali” riusciamo solo a introiettare. Ed infatti percepiamo tutti quanti, dai fanciulli imberbi alle vecchie scarlingate, nei rispettivi ambiti di competenza come si direbbe al Ministero degli Affari Interni, quel senso di ripartenza che settembre, da sempre, ci impone.

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Naturalmente anche lo sport più bello del mondo non fa eccezione. E siccome più di un terzo di settembre se n’è già andato e la “ripartenza” vanoliana sta montando, direi che è proprio il caso di vedere come butta.

Tralascerei la kermesse con la nazionale di cui si è già cianciato, e partirei dal Trofeo Lombardia appena concluso perché, tra l’altro, c’avrei qui tra il gargarozzo e il piloro un paio di cosucce.

La prima: se si chiama trofeo Lombardia cosa diavolo ci faceva lì dentro l’Aquila Trento? Dice, Olimpia e Brescia hanno declinato e quindi la più vicina di LBA era Trento. Ok, ma allora si sarebbe potuto approfittare della cosa dando un tocco originale di orgoglio nazionale alla faccenda, e non potendolo chiamare, per ovvi motivi geografici, “Trofeo del Lombardo-Veneto”, lo si poteva chiamare “Trofeo dell’Irredentismo” perché ricordatevi che è sempre la Storia che fa la geografia.

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 La seconda: detto che Basket Universo è decisissimamente da lodare per aver messo in piedi la diretta dal PalaDesio, ci sarebbe pure però da spendere due paroline non tanto sulla telecamera che la prima sera non ne voleva proprio sapere, la fetentona, di stare nella posizione acconcia di ogni telecamera per bene, o sulle immagini della seconda giornata che sembravano arrivare direttamente dall’interno di un acquario, ma quanto sui due cronisti che ci hanno allietato entrambe le giornate.

Nella prima, durante il primo quarto della semifinale con Cantù, ci hanno raccontato tutto quello che si poteva raccontare sui giocatori in campo, naturalmente quelli canturini, scordandosi di “cronacare”; mancava solo che ci raccontassero delle fastidiose coliche renali della nonna di Mitchell e poi il quadretto sarebbe stato completo.

Nella seconda, nella finale terzo/quarto posto con Trento, ci hanno fatto perdere due/tre minuti del terzo quarto per un’intervista ad Alessandro Mamoli, facendo perdere la trebisonda a chi, come il sottoscritto, cercava faticosamente di tenere aggiornato un personale e complicatissimo tabellino. Ora, al Ciranone vostro il giovane giornalista baskettaro di Sky piace davvero un sacco, ma dire di lui, come ha fatto uno dei due scusandosi per lo sforamento: “si tratta di uno dei più importanti personaggi del basket nazionale”, appare un ciccinnino esagerato.

Ma vabbè, so ragazzi, e ce ne fossero…

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E cosa ci ha restituito la due giorni “irredentista” di Desio? Delle conferme, qualche perplessità e una certezza.

Le conferme. Innanzitutto Tre Demps: dire che è una conferma è decisamente riduttivo. Oltre a possedere un tiro mortifero, dote già messa in bella mostra a Carisolo, c’ha pure quella sagacia tattica che fa di una guardia un carceriere vero e proprio, per gli altri. Vedremo come andrà ad incominciare, ma qui mi sa che si è proprio fatto l’uovo fuori dal cavagno.

Più o meno lo stesso discorso vale per Drew Crawford il quale, magari in modo meno appariscente, ha già messo i suoi bravi punti sulle “i” avviandosi a diventare il secondo leader di tutta la banda (del primo parliamo poi); la circostanza poi che conosca il “tre” come le sue tasche non può essere altro che un valore aggiunto.

Indi due parole pure per Wesley Saunders; francamente a Carisolo non mi aveva granché impressionato, invece nella due giorni “irredentiste” si. Diciamo che pure qui l’uovo fuori dal cavagno se non è fatto lo si sta covando.

Infine Michelino Ruzzier, già dannatamente sul pezzo, ma soprattutto Marco Portannese che sembrano ormai due veterani della combriccola.

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Le perplessità. Là sotto, inutile stare qui a girarci intorno, manca qualcosa, e non mi riferisco solo al pivottone fermo ai box (di cui ciancerò dopo). Nella due giorni desiane sia Giulio “Mio Ragazzone Bolognese” Gazzotti che Pippo Ricci hanno fatto oggettivamente un po’ fatica, non tanto come singoli ma come “reparto”. Peyton Aldridge è il “solito” 4 atipico delle squadre del Meo Nazionale, e cioè  un tipo perimetrale con una manina certamente educata, ma pure lui è sembrato un po’, come dire, “grezzo”, e non sembra poter dare più di tanto, almeno per ora, sotto le plance. Qui però mi taccio perché dovrei addentrarmi in ragionamenti tattici che lascio volentieri ai coach da tastiera. Segnalo solo un po’ il disagio che ho avvertito soprattutto sabato ma pure domenica; tutto qui.

E veniamo alla certezza: certamente avrete già capito di chi mi accingo a cianciare. Travis Diener in tutte le due partite del Lombardia ha spiegato basket su e giù per tutto il parquet, col solito modo irriverente da discolaccio impunito e terribile, dando dei “metri” a ragazzi a cui concede 10/15 anni. Praticamente un clinic gratuito offerto generosamente dal biondino di Fond du Lac a tutti quelli impegnati sul parquet, compagni e avversari. Anzi visto che ci sono consiglierei ad Aldo Vanoli fu Guerino da Soncino di monetizzare la sua clamorosa performance recapitando una fatturina idonea agli organizzatori del torneo, così tanto per vivere vivendo. Scherzi a parte, il capitano in pectore è già pronto, meravigliosamente e “imprescindibilmente” pronto.

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Bene, mancherebbe il pivottone Mangok Mathiang (a proposito, la “k” del nome non si pronuncia); una macchina spropositata di muscoli ma ancora fermo ai box. Pare che neppure stasera a Tortona giochi, e quindi sovverrebbe al Ciranone vostro una pregunta: sono solo motivi fisici o c’è sotto qualcosa d’altro? No perché il tipone, sembrerà banale dirlo, meno gioca con i compagni e più farà fatica poi a “raggiungerli”. Ma anche qui mi taccio perché le dietrologie non sono mai state pane del Ciranone vostro.

Dopo la partita di stasera, con una squadra di A2 ma zeppa di gente che dal del tu all’arancia a spicchi, arriva venerdì il Darassufaka, il primo vero crash-test per la Vanoli, e si potrà iniziare a capirci qualcosa di più. Ci scommetterei l’ultimo euro che Travis “the Elf” Diener non sta vedendo l’ora di trascinare tutta la banda in una tipica scorribanda sacchettiana per tastarne il punto di rottura. Non so voi, popolo vanoliano, ma ammè la curiosità mi divora.

A laonde per cui, per placare la sete e rimpolpare le impressioni di settembre non mi/vi resta che posare i deretani venerdì sera a palazzo

Il che è bello e istruttivo (cit.)