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Lassù, dove osano i falchi…

Vanoli
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5 partite, 8 punti, una squadra granitica con gli attributi di grafene, metallo che recentemente gli scienziati del MIT (Massachusetts Institute of Technology), mica pizza e fichi, hanno scoperto essere 10 volte più resistente dell’acciaio; un palazzo sempre più “eruttivo” e partecipe; la forza di essere più forti anche di una terna grigiesca che ad onor del vero ne ha combinate un bel po’ anche contro Sassari, ma soprattutto la voglia, quella maledetta, testarda, ostinata, accanita, puntigliosa, cocciuta, caparbia, irremovibile, inflessibile, irriducibile voglia di non arretrare di un milionesimo di millimetro e di rispondere colpo su colpo ad un avversario coi fiocchi controfiocchi e barbìs, a giudizio del Ciranone vostro la più bella squadra vista quest’anno al PalaRadi (e fino ad ora abbiamo visto Avellino e Cantù che proprio così schifo non fanno).

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Tutto questo fa terzo posto solitario in classifica. Quando uscì il calendario e data un’occhiata alle prime cinque partite, i più pensavano che ce la saremmo giocata nelle tre in casa, ma che, se si aveva quattro punti, era grasso che colava da tutte le parti perché l’avvio era davvero duro.

Il Ciranone vostro non era tra questi, non perché si aspettasse l’esplosione della supernova vanoliana (che credo quella non se la sognasse nessuno), ma perché non solo non si è mai divertito granchè in esercizi del tipo: “vedrai andrà così, te lo dico io”, ma soprattutto perché si era stampato nel neurone più comodo delle sue cervici le parole dette dallo scouting Vanoli, Gianmaria Vacirca, nell’intervista di Ciccio Barbieri su La Provincia del 24 Agosto, più di due mesi fa, e cioè in tempi per niente “sospetti”: “Non abbiamo il Cristiano Ronaldo della situazione, ma siamo una squadra complementare dove i singoli devono esaltare il gruppo. Sarà una squadra organizzata ma senza paura e che ogni partita ci metterà la grinta di chi deve arrivare alla salvezza che sia a metà campionato o all’ultima giornata».

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…i singoli devono esaltare il gruppo”. Queste le parole che hanno “incuriosito (eufemismo) il Ciranone vostro. La reazione è stata: “vuoi vedere che…?”, ovvero, ritradotto in rococò: “gh’èt mai vìst en gàt a pipà…?” C‘ho mi da il destro e pure il sinistro per cianciare per l’ennesima volta di questa squadra. Non ci sarebbe molto da aggiungere a quanto già detto nelle settimane precedenti, ma solo da ridondare. Per una volta però il “ridondamento” (neologismo che farà inorridire i puristi della lingua italiana ma, detto col cuore in mano, chissenefrega), considerato di solito peggio che ripetitivo, inutile, cade invece come il famoso cacio sui maccheroni. Già, anche stasera, e tra l’altro in condizioni tattiche diverse dalle altre tre, la famosa malattia chiamata “sindrome di D’Artagnàn” ha di nuovo colpito in forma largamente endemica. Il “tutti per uno e uno per tutti”, manifestazione della sindrome di cui sopra, ha avvinto tutti colpendo soprattutto alcuni. Mi riferisco a tre in particolare; Drew Crawford, che si sta dimostrando sempre più il leader, magari poco appariscente ma tremendamente concreto, della combriccola; Michelino Ruzzier, che ha largamente riscattato le ultime uscite non esattamente da copertina, ma soprattutto Wes Saunders, meraviglioso MVP che stasera ha proprio fatto l’uovo fuori dal cavagno con una prestazione da 13 punti, 12 rimbalzi, 100% al tiro, 6  falli subiti, 1 palla recuperata e 4 assist che fanno 33 di valutazione; e poi mi vengono a dire che l’unica cosa buona che può arrivare dalla Finlandia, oltre a  Babbo Natale, è il pesce… bah.

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Ma nel gruppone, certamente nelle retrovie ma comunque sempre più truppa di complemento di tutta la baracca, c’è il palazzo. A scanso di equivoci non mi riferisco al cosiddetto “tifo organizzato” che c’è stato, c’è e sempre ci sarà, ma, se mi passate il termine, alla “maggioranza silenziosa” del popolo vanoliano. Stasera venti minuti prima del fischio “dei tre” si era già in tremila abbondanti, ma ad impressionare il Ciranone vostro non è stata solo la presenza massiccia di populo baskettorum cremonensis, ma la sua a volte veemente partecipazione. Quando a metà dell’ultimo quarto è partito, non dalle tribune su cui erano stipati “Cuore Biancoblù”, “Guidati dal Prosecco” e “Hawks Vanoli”, e cioè i tre gruppi organizzati o organizzandi del tifo vanoliano, ma da un settore della gradinata sopra le panchine il “dai Cremò” da pelle d’oca di cui ho già dato conto in  sede di cronaca e che poi è gradatamente dilagato per tutto il palazzo, è apparso chiaro che, esattamente come l’anno scorso dopo la partita con Venezia, è scoppiato, anche in questo caso in forma largamente endemica, l’innamoramento per questa squadra.

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Prima di arrivare al termine però, due paroline due sulla direzione dei tre (per la cronaca, Enrico Sabetta, Luca Weidmann e Guido Federico Di Francesco)  me le dovete concedere. Ancora una volta, e ridondo di nuovo ma vale quanto detto prima, è apparsa chiara come acqua di fonte la evidente impreparazione dei tre; errori pacchiani (uno in particolare proprio sotto i miei occhi; una rimessa che tutto il mondo aveva visto per la Vanoli data senza colpo ferire a Sassari). Ora non mi farete mai dire, piuttosto mi faccio cavare qualche organo secondario, che i tre di stasera e gli altri loro soci sono in malafede perché questo significherebbe la morte di questo sport, così come di ogni altro sport sottoposto al giudizio di un arbitro. Invece sono, e non da stasera, alle prese con un evidente, come dire, ritardo di preparazione che è inversamente proporzionale alla, a volte, insopportabile arroganza con  la quale accompagnano le loro maldestre decisioni; sta faccenda direi che è sotto gli occhi di tutti tranne di chi dovrebbe occuparsene, e cioè della Federazione impegnata invece allo spasimo (oddio spasimo, là c’è gente che dovrebbe andare a lavorare in miniera per capire cosa vuol dire) a far costruire improbabili cattedrali nel deserto. Così facendo si rischia di rovinare il giocattolino; fortunatamente non stasera perché, nonostante ce l’abbiano messa tutta, “la banda dei tre” non è riuscita nemmeno a scalfire la bellezza di una partita che ha tenuto incollati alle scregne del palazzo i tremila e passa di cui si diceva.

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Detto questo, della partita di stasera al Ciranone vostro rimane negli occhi e nella memoria “la voglia”, quella maledetta, testarda, ostinata, accanita, puntigliosa, cocciuta, caparbia, irremovibile, inflessibile, irriducibile voglia che i regàs hanno riversato in dosi industriali sul parquet, forse in quantità addirittura superiore rispetto alle recenti tenzoni.

Questa voglia però deve essere governata, messa sotto controllo, così come gli acceleratori di particelle, prima di sparare a velocità prossime a quella della luce sciami di neutroni e protoni, sono programmati per controllarli non solo per evitare dolorosi pasticci ma anche per arrivare al successo dell’esperimento.

Quindi calma, stiamo calmi, ragazzi calma. Anche il successo dell’esperimento Vanoli di quest’anno dipende in larga misura anche dalla capacità di tenere a bada, per non farla sbarellare, la migliore qualità che la squadra ha mostrato in queste cinque partite, e cioè di essere un osso durissimo da rodere per chiunque; lo scopo è di creare le condizioni per volare sempre più in alto; lassù, dove osano i falchi.

Il che è bello e istruttivo (cit.)