L’Uisp sulla Rai: Settant’anni per il diritto allo sport

UISP
Pin It

Radio Rai Gr parlamento ha ospitato Vincenzo Manco -presidente UISP Nazionale-, alla vigilia della festa di Bologna per l’anniversario della nascita dell’Uisp.

La nostra storia può essere raccontata attraverso tre fasi cruciali: - afferma Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, intervistato giovedì 20 settembre da Carlo Albertazzi su Radio Rai Gg parlamento - in un primo tempo, come sport popolare avevamo la necessità di allargare la partecipazionealla pratica sportiva degli strati popolari, lavorando per l’affermazione dei diritti e per garantire uguaglianza, giustizia sociale e libertà. Negli anni ’90 l’Uisp capisce che c’è bisogno di un salto, di passare allo sport per tutti, cioè a misura di ciascuno, in cui al centro non ci sia il risultato, ma il benessere della persona. Oggi credo che la necessità, e la mission di una Uisp che guarda al futuro, sia quella di tornare in piazza, nelle strade, nei condomini, di essere alle società sportive, per proporre pratica sportiva, affermazione dei diritti e percorsi di emancipazione

ASCOLTA L’AUDIO 

In 70 anni è cambiata la società e si conseguenza anche il sistema e la pratica sportiva:

“L’Uisp vuole incidere sulla cultura sportiva del paese, ma anche sulla narrazione e la comunicazione relativa al valore sociale dello sport: non è più tempo di retorica, è arrivato il tempo delle azioni, non solo per ciò che riguarda le norme ma anche relativamente alla disparità di risorse a disposizione tra sport olimpico e mondo dell’amatorialità e dello sport sociale. Cruciale è anche il tema della rappresentanza e della democrazia: i numeri degli Eps-Enti di promozione sportiva evidenziano i grandi elementi di disparità che permangono nel sistema sportivo e che devono essere corrette. Il codice del terzo settore parla di sport sociale ("organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche", art. 5.t) ma non riconoscendo una fiscalità di vantaggio, di fatto, non lo valorizza: lo sport sociale oggi rischia di essere relegato ad un ruolo secondario sia all’interno del Coni, sia del terzo settore, pur rappresentando un terzo delle organizzazioni non profit italiane”.

“Anche la crisi economica ha inciso sulla pratica delle famiglie italiane: c’è una disparità nell’assegnazione delle risorse tra una cultura sportiva che spinge sul risultato e un approccio che per moltissime persone è legato al benessere. Questa nuova filosofia è strettamente intrecciata con le politiche pubbliche della salute e dell’inclusione sociale, ed è anche di questo che parleremo con i rappresentanti delle istituzioni che incontreremo a Bologna, sabato 22 settembre”.

Quali sono gli obiettivi per il futuro dell’Uisp?

“Il primo è la valorizzazione delle esperienze e buone pratiche che le tante società sportive realizzano ogni giorno sul territorio, stare al loro fianco, sostenerle non solo dal punto di vista economico ma soprattutto esprimendo una rappresentanza forte nei confronti di sistema sportivo e governo, per semplificare le lungaggini burocratiche ed ottenere le correzioni alla riforma del terzo settore. A governo e sistema sportivo chiediamo, inoltre, di mettersi intorno a un tavolo per realizzare una vera riforma di sistema. Crediamo fortemente che ci sia bisogno di questo segmento della società, quello dello sport sociale e per tutti, per avanzare dal punto di vista delle conquiste sociali e civili”