Sì, Stupendo

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Ed ora che non mi consolo
Davanti una fotografia
Mi rendo conto che il tempo vola
E che la vita poi è una sola

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E mi ricordo chi voleva
Al potere la fantasia
Erano giorni di grandi sogni sai
Erano vere anche le utopie

Iniziamo così, con Vasco ed il Magico. Perchè c'è un filo conduttore, tra la presenza di Alviero Chiorri nel cuore di una Curva che lo adora, ed i giocatori in campo. Un giocatore, in particolare. Uno che sembra particolarmente ispirato dalla leggenda grigiorossa. Proprio quello a cui viene chiesto di inventare, di usare la fantasia per prendere l'iniziativa e scardinare, spaccare la miglior difesa del campionato. Compito difficilissimo, in questa gara che per la Cremo vuol dire tutto. Minuto due. Perrulli riceve a sinistra. Il primo avversario è saltato sempre, questa regola d'oro non verrà mai infranta. Infatti, rientro dolcissimo e pennellata per Canini che, complice Modolo, vale il vantaggio.

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Ed ora che oramai non tremo
Nemmeno per amore sì
Ci vuole quello che io non ho
Ci vuole pelo sullo stomaco

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Pelo sullo stomaco. Minuto quarantanove. Partita sull'1-1, il momento più delicato dell'intera stagione. La palla scotta davvero, tanto che dentro potresti cuocerci la pasta. La palla scotta ma Perrulli riesce a non scottarsi, merito dei tocchi rapidi con cui la sposta da un piede all'altro, nascondendola ai lagunari in modo quasi irridente, per la facilità con cui se ne va. Dalla linea laterale al cuore dell'area, una scia di quattro veneti che non ci hanno capito niente. Pelo sullo stomaco: giù in area. Rigore, che onestamente non c'è. Una furbata d'altri tempi che però, magicamente, funziona. Piccolo angola quanto basta per tornare davanti. 

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Dopo questo episodio, una mezz'ora surreale. L'incarnazione della frase fatta soffrire da squadra. La Cremo sembra non averne più, rinuncia ad affondare golosissime ripartenze in parità numerica su un Venezia riversato in avanti. Doppia linea ad altezza trequarti. La squadra di Inzaghi palleggia, scambia, cerca le fasce, crossa, ma non crea nulla, a parte un palo di Litteri su corner. Giganteggia la vecchia guardia grigiorossa, da Ujkani a Canini, fino a Daniele Croce. La scena, però, se la prende Pesce tutta per sè, con quel sinistro che spolvera l'incrocio dei pali. Un sinistro calciato zittendo i crampi che gli divorano i polpacci. Un sinistro la cui traiettoria disegna un arcobaleno dopo una tempesta durata quasi quattro mesi.

Lasciarlo dopo la pioggia, là sotto l'arcobaleno

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Cambia ancora, incredibilmente, la gara. Come un corso d'acqua che ha rotto gli argini dopo mesi di secca, il fiume grigiorosso ora vuole dilagare. Croce sembrava in debito d'ossigeno, eppure questo ragazzino classe 1982 ci ricorda perchè fino all'anno scorso era titolare in A. Corse palla al piede a tutto campo e distributore automatico di assist, prima per Arini che buca Audero al secondo tentativo e poi per il sigillo meritatissimo di Roman Macek. Controllo, finta, portiere a terra, in porta col pallone, esultanza senza freni inibitori.  

Prese un pallone che sembrava stregato
Accanto al piede rimaneva incollato
Entrò nell'area tirò senza guardare
Ed il portiere lo fece passare

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Dopo mesi travagliati e sofferti, si chiude come avevamo sempre sognato. Con una corsa sotto una Sud che anche oggi ha creato un clima meraviglioso, riuscendo a coinvolgere nella sua contagiosa passione anche i settori storicamente più freddi. Una Sud che ha sempre sostenuto e quasi protetto la squadra, dandole una spinta fondamentale partita dopo partita. Obiettivo raggiunto. L'anno prossimo si ripartirà senza la fastidiosa etichetta di neopromossa, con un allenatore che ha vinto l'ennesima sfida della sua carriera -grazie mister- e che ha sicuramente ambizioni importanti. Ma ora è presto per parlarne. Ora godiamoci questa salvezza.

Sì, stupendo

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